Un fuoco tra i ghiacci dell’intelligenza artificiale che pensa e agisce per noi: ci piace guardare anche così, in una maniera “anomala”, il racconto teatrale (che peraltro rispetta in pieno lo spirito dell’autore Jack London) messo a punto da Francesco Nicolini e Luigi D’Elia al temine di una trilogia avviata con “La grande foresta” e “Zanna Bianca”.
Approdato a Genova_ Voltri su invito della Tosse nel Teatro del Ponente, “Fare un fuoco” regala a un pubblico di età diverse un crescendo di emozioni e conferma Nicolini, dietro le quinte, e D’Elia (in scena) grandi protagonisti di un teatro italiano costruito sulla parola.
l viaggio del cacciatore e cercatore d’oro canadese che sfida la natura nei territori più inospitali dello Yukon, in compagnia del suo husky Lampo, è lo sfondo di una lotta dura e spietata ingaggiata per la sopravvivenza.
Il lieto fine arriva, con la luce di una favola (o di uno estremo delirio dell’uomo quasi congelato), dopo un’ora di tensione che avvinghia la platea nelle spire di uno stupore partecipe e al tempo stesso sorpreso di fronte a sfide così estreme e così diverse da quelle che propone il mondo contemporaneo.
Lo spettacolo da Teatri di Bari, Fondazione Sipario Toscana- Città del Teatro in collaborazione con Inti è pensato per un pubblico dai nove anni in su. Certamente ai più piccoli il rapporto tra l’uomo e il suo cane e l’umanizzazione di quest’ultimo, così diversa da quella dominante nella nostra società, così disperatamente subordinata alla vita di entrambi , va contestualizzata e spiegata. Ma è un grande spunto di riflessione e di dibattito.
Da vedere con il fiato sospeso e uno scorrere ininterrotto di speranza e di tenace disperazione che fa perdonare al protagonista una dizione ancora da mettere a punto qua e là, per evitare anche il minimo graffio a un’adesione cristallina (e infuocata) al personaggio.

