Timido (ma neanche troppo), impacciato, rassegnato e forse un po’ deluso, uomo in disparte che non sgomita, il personaggio dell’avvocato Malinconico, tratto dai romanzi di Diego De Silva, conquista alla grande anche a teatro. Succede con questo bellissimo spettacolo scritto dal suo stesso autore insieme a un attore che personalmente trovo tra i migliori in Italia, che stanno nelle dita di una mano, come si suol dire: Massimiliano Gallo. Che qui, oltretutto, firma anche la regia e offre un’interpretazione che dire da manuale è troppo poco, pienissima di sfumature recitative, di trovate, intercalari azzeccati, scioltezza, dalla regia ritmicamente perfetta e intuitiva, di narrazione scorrevole. Due ore e passa in scena senza mai una pausa, con una verve unica e generosissima e un gruppo di colleghi di ottima caratura tecnica, a partire da Biagio Musella, che interpreta più parti. Quello che va in scena in questo evento teatrale da non perdere, e lo sottolineo, è il suo vivere cosiddetto comune, lavoro, casa e relazioni, per non parlare poi dell’amore, di quel disordine vissuto, appunto, da persona moderatamente felice. Un disilluso probabilmente da tutto che però, e ditemi se è poco, sa vivere senza apprensioni particolari e per questo, alla fine, si salva. Un professionista che tutti vorremmo avere come amico nonostante la sua sguaiatezza, che infatti risulta benigna, simpatica. Rispetto alla serie televisiva che l’ha fatto conoscere e apprezzare, l’avvocato, più che mai d’insuccesso, viene mostrato alle prese con clienti e situazioni, storie personali , vedi il rapporto con la trombamica Viola, ad esempio, e con suggestioni oniriche-filosofiche sulla donna ideale. Leggero e anche un po’ scavante dentro le diverse psicologie umane, il nostro professionista si districa bene, impugna le situazioni senza reticenze, e certe volte addirittura insegna, illumina i suoi avventori. E’ probabilmente una delle caratteristiche che più ama vedere il pubblico che anche nella replica da me vista ha riempito con un ennesimo sold out il teatro milanese, tributando calorosi e lunghi applausi a tutti i protagonisti , moltissimi dei quali a scena aperta. Per non parlare delle continue risate. Uno spettacolo che vede anche succedersi diversi brani ben cantati, di Joe Barbieri, dal nostro. Succede che l’avvocato in questione lo si trova relazionato all’inconscio, ma ancor di più alla straniante realtà che lui nella sua semplicità gestisce abbastanza bene, ed è interessante vederlo un po’ anche politicamente scorretto, con un linguaggio d’oggi adeguato, nelle sue tirate (fatte da Gallo con grande mestiere, da attore pluriversatile). Che prende di mira, e non poco, il suo tirocinante Bigodini apostrofandolo in numerosi modi, che evoca la collega Alessandra Persiano, una realtà sentimentale in bilico ( e che mai si vede). E ha un bellissimo rapporto con Alagia, la figlia dell’ex moglie, alla quale ha fatto da sempre da padre. Certo, come vien detto ci vuole talento a saper fallire, ma il suo è un insuccesso accettato, dalla simpatia speciale che trasmette affetto. E poi, quella donna idealizzata, altro non è che irreale, e la cosa è suggerita. E’ lei stessa che lo invita a rilassarsi chiusa nell’ologramma (interpretata da Shalana Santana), a prender la vita come viene. La scenografia dalle multiple situazioni è funzionale, il ritmo è decisamente incalzante e tutto funziona benissimo: Oltre a Gallo, davvero un attore grande, vanno citati tutti, da Biagio Musella, appunto, a Eleonora Russo, Diego D’Elia, Greta Esposito, Manuel Mazia, opportuni, bravi compagni di avventure. Grande successo al teatro Manzoni, dove si replicherà fino all’8 marzo.
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