A prima vista “Misurare il salto delle rane”, l’ultima fatica scenica di Gabriele Di Luca per Carozzeria Orfeo, regia dello stesso e di Massimiliano Setti, si presenta come una sorta di melanconico “merry go round” fra tre donne di diverse età e background. Una diversità radicale rispetto alla cifra politicamente scorretta e urticante della compagnia lombarda, capace sempre di rappresentare conflitti interpersonali e sociali, con forme e accenti sempre sulle righe di tagliente sarcasmo e ironia? In realtà no, perché c’è un profondo legame che unisce i due approcci, il disegno di un malessere epocale, che non va celebrato però in un’epifania tragica e disperante, ma piuttosto colto nella velocità del segno contemporaneo, in cui cinismo e derisione vanno continuamente a braccetto. E l’abilità di Carrozzeria Orfeo sta nel mettere in scena spettacoli sempre giusti, fattore ormai non più considerabile come pura casualità, al di là dei registri usati. In questo caso al centro c’è la morte di una ragazza, che porterà a una vendetta senza appello, che riproduce nello scenario le torbide atmosfere dei gialli alla David Lynch, con l’aggiunta però di una scrittura plastica e metronomica come quella di Gabriele Di Luca e di una cura minuziosa nella costruzione dei personaggi, a cui concorrono la regia condivisa con Massimiliano Setti e la straordinaria immedesimazione di Elsa Bossi (Lori), Chiara Stoppa (Betti) e Marina Occhionero (Iris) nei rispettivi ruoli. La prima, più anziana, ferma nel blocco emotivo legato alla morte della figlia, la seconda, più vicina al consueto target di Carrozzeria, esuberante ai limiti della follia al punto di diventare una trainer per rane, e la terza, infine, la più borghese, giunta in questo villaggio per consegnare la bottiglia con il messaggio che chiarirà tutti i rebus del caso.
Genova, 20 ottobre 2025
Il presidente ANCT
Giulio Baffi

