Premio “Paolo Emilio Poesio” alla carriera a Sandro Lombardi, a un percorso di attore-artista straordinario, assolutamente unico nella diversità delle esperienze stilistiche attraversate, sempre nel segno però di una indiscutibile coerenza e d’un appassionato rigore. Dagli inizi – già allora insieme a Federico Tiezzi – con “Il Carrozzone” poi “Magazzini Criminali”, protagonisti di quella che allora si definiva “avanguardia”, i quali disegnavano con immaginosa, anche eversiva, originalità il profilo di un teatro che puntava sul gesto, sul movimento, sulla visione, aprendo orizzonti sorprendenti, alle molte tappe di un percorso articolatissimo (aperto a suggestioni molteplici, di linguaggi scenici e non solo) – che ha condotto presto Lombardi a essere uno dei più importanti e apprezzati attori anche “di parola” del teatro italiano, sempre sulla spinta della ricerca originale di un “teatro di poesia” (ancora al fianco di Tiezzi). Teatro di poesia in cui possono risiedere l’essenza e la necessità di una lingua e creatività sceniche convincenti fra fine Novecento e prima parte del nuovo secolo: superando (e questo vale anche per Lombardi interprete) ogni artificiale divisione ideologica tra “sperimentazione” e “classicità”. E così ecco “Come è” o “Hamletmaschine”, la trilogia dalla “Divina Commedia”, “Antigone” di Sofocle, “Porcile” di Pasolini, “Zio Vanja” di Cechov, i testi lirico-teatrali di Mario Luzi. Il lavoro scrupoloso, infaticabile negli anni sul suo operare (per non dire sulla sua missione) di attore-artista ha portato Lombardi in un processo di perfezionamento, maturazione, approfondimento intellettuale e interiore costante, ad essere ormai da molto tempo un maestro della creazione teatrale d’attore, non solo di una semplice “interpretazione”: sino a risultati di intensità e di ricchezza dal punto di vista poetico, umano, espressivo assolutamente emozionanti nella loro pienezza e autenticità. Arrivando ai confini estremi cui l’attore – anche il più grande – e l’altezza della sua stessa arte possano arrivare. Pensiamo al suo ultimo “Dante”, toccante, ne “Il Purgatorio”, a “Scene di Faust”, alla “Passione” di Luzi ripresa senza un pubblico presente durante la pandemia Covid; ma difficile dimenticare i suoi “Casanova”, i suoi Thomas Bernhard (“L’apparenza inganna”, “Il riformatore del mondo”, “Antichi maestri”, “Il soccombente”), l’esperimento proustiano di “Un amore di Swann”, i numerosi Testori, da “Cleopatràs a “Edipus”, da “I promessi sposi alla prova” a “L’Ambleto”. Un maestro, Lombardi (di cui va ricordato, per inciso, l’impegno assiduo nel restituire, da solo o con altri, dal vivo o in radio, i capolavori della letteratura): un maestro che di recente – mentre la sua carriera ovviamente prosegue, al ritmo di sempre – ha voluto “far dono” a un’attrice più giovane, Anna Della Rosa, di una delle sue più grandi interpretazioni, del corpo ancora vivente di quello che fu uno spettacolo memorabile, i due Lai testoriani (“Herodiàs” e “Mater strangosciàs”). E’ bello e significativo che questo premio dell’Anct sia nel nome di Paolo Emilio Poesio: critico, così poteva qualcuno definirlo, di scuola tradizionale, che però già dagli anni Settanta seguì con interesse e cura il lavoro dei giovanissimi del Carrozzone/Magazzini, della cui sperimentazione e avventura artistica fu coraggiosamente sostenitore e scopritore (erano i tempi di “Vedute di Porto Said”, “Punto di rottura”, “Ebdomero…”).
Genova, 20 ottobre 2025
Il presidente ANCT
Giulio Baffi

