Un raggio bianco su cuori noir

“Il Raggio Bianco”  fin dalla prima scena, prima di puntare la sua luce simbolica su un’illusione precisa,  scompone i personaggi nei colori di un’ identità nascosta e di un vissuto protervo.

Il dramma di Sergio Pierattini, coprodotto dai teatri nazionali di Genova e Torino e ambientato in una Milano che è l’altra faccia di quella “da bere”, è costruito con un linguaggio che vuole riflettere uno squallore materiale e morale assoluto e,  proprio per questo, deve essere “riempito” da grandi interpreti.

Milva Maragliano, madre ladra per inettitudine in altri campi o per vocazione, Linda Gennari figlia che la segue covando ribellioni e Raffaele Barca giovane cugino che scardina il loro rapporto, non ne tradiscono le intenzioni e tengono fede agli applausi della scorsa estate, al Festival di Borgio Verezzi anche nel debutto invernale. (Fino a domenica 1°Marzo al Modena di Sampierdarena. prima delle repliche alla sala Sala Bignardi di Parma dal 26 al 29, al Gobetti di Torino (dal 17 al 22 marzo) e all’Elfo di Milano (dal 7 al 12 aprile).

La regia di Arturo Cirillo può contare oggi, a vent’anni dalla prima uscita del suo copione premiato dal Flaiano e costruito intorno alla personalità scenica di Milvia Maragliano, su Linda Gennari che nella parte della figlia esprime una fragilità durissima e e violenta e Raffaele Barca che muove e bilancia i lati di un triangolo noir con toni più cinici, ambigui e , di conseguenza,  note recitative più “sommesse”.  

La madre pessima maestra di vita, la figlia come lei ladra e quasi inconsapevolmente assassina,  il giovanissimo cugino che si catapulta sul loro sciagurato sodalizio dichiarandosi aspirante poliziotto, si  avviluppano in una rete intricata di conflitti e speranze che nelle battute della madre cercano anche il risvolto di un’assurda comicità che la figlia Giulia ovviamente non  coglie, presa com’è dall’ospite inatteso:  un amore-evasione  che si rivela una beffa e che,  al culmine della disillusione,  trasforma la protagonista del noir in eroina tragica che si stacca dall’accettazione degli altri due nei confronti dell’humus che li ha prodotti.

A proposito de “Il raggio bianco” si è parlato fin dalla prima apparizione di possibili rimandi a Testori , a Hitchcock e a Genet. Strada facendo, sera dopo sera, gli spettatori potrebbero rispensare anche  alle favole nere e dense di inquietudini di Annibale Ruccello.

Fondamentali per il respiro del dramma anche negli scorci più claustrofobici le luci di Aldo Mantovani  e le musiche di Paolo Coletta.

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