Satelliti sospesi in un universo utopico e distopico al tempo stesso, aggrappati alla ricerca di un mondo parallelo che consenta la speranza. Sono questi i giovani di “Sputnik sweetherth” approdati da un romanzo di Haruki Marakami, “La ragazza dello Sputnik“, a una produzione del Teatro Nazionale di Genova (novità assoluta in scena al Modena fino al 23 dicembre) che, ancora una volta, sottolinea l’eccellenza della scuola di recitazione come palestra di talenti.

La scena è siderale e postatomica, volutamente disancorata dalla storia. Il romanzo sembrerebbe ispirato anche all’attentato nella metropolitana di Tokio del 1997, ma non se ne fa cenno così come lo Sputnik non vine citato come il mezzo che ha cambiato la storia delle esplorazioni umane ma per il significato della parola russa: compagno di viaggio. Gli spazi dello spettacolo, scanditi da una cabina telefonica e dallo scivolo di un parco giochi, residui di un passato che regalava una tangibile possibilità di comunicare, si incrociano i destini di diverse solitudini: di Sumire, aspirante scrittrice, Myu donna di successo perseguitata da un incubo che blocca la sua vita sentimentale e sessuale, del “kafkiano” k, giovane insegnante che non rinuncia ad ascoltare gli altri anche quando la sua disponibilità sembra per lui vampirizzante e senza prospettive. Innamorato di Sumire ma condannato al ruolo di suo eterno confidente, la smarrisce e la ritrova ( forse soltanto nelle speranze di un finale aperto), quando entra in sintonia con un bambino che è anche proiezione della sua infanzia solitaria.

Il regista Francesco Biagetti traduce il romanzo con con un emozionante e coinvolgente avvio : dal dialogo che si intreccia tra i diversi personaggi sul filo della favola-metafora della cagnolina randagia alla muta testimonianza delle maschere dei gatti, una citazione del teatro giapponese increspata da cenni quasi impercettibili di partecipazione.
Strada facendo, lo stile di Marukami che ha una solida fama mondiale e che come tutti i “casi” letterari vanta un folto numero di seguaci e di detrattori , mette a volte a dura prova la consequenzialità e il ritmo del racconto teatrale ma la squadra non campo ha tutte le qualità per una messa a registro in tempi brevi.

L’intelligenza interpretativa del Collettivo Aruanda (Nicoletta Cifariello, Bianca Mei, Davide Nicolini, Alfonso Pedone, Federica Trovato, Dalila Toscanelli)
Silvana zanovelloè supportata dalla scena di Lorenzo Rainaldi, le luci di Francesco Traverso, dai costumi di Lorenza Rostagno e dalle musiche di Daniele D’Angelo, un controcanto siderale che si amalgama con emozioni terrene.

