Il sogno di Roberto De Simone: far rivivere l’antica Napoli di pupi, chiese e sopranisti

Il teatro per Roberto De Simone è sogno, illusione fantastica affidata agli attori, ai cantanti ai pupazzi, è scenografia che ripete e dilata il grande spettacolo dei secoli passati, è costumi colorati che infiammano la fantasia, ed è studio e ricerca nel percorso lungo di questo instancabile e fervido “maestro” napoletano. Così Rai Cultura gli dedica una settimana di programmazione, l’ultima del mese di aprile, ogni mattina alle 10 su Rai5. Venerdì 30 alle ore 18, in chiusura andrà in onda la prima assoluta di “Trianon Opera – Tra pupi, sceneggiata e Belcanto”, che Roberto De Simone, lavorando insieme a Davide Iodice, ha provato e messo in scena sul palcoscenico dell’antico Teatro Trianon Viviani di Napoli, e Rai Cultura ha ripreso con regia televisiva di Claudia De Toma. Così Roberto De Simone torna a “riscrivere” il suo amato settecento ed ancora una volta si lascia ispirare dal genio dei grandi musicisti di quel tempo per comporre il suo omaggio alla tradizione della “Cantata dei pastori”. Tradizione, ma rivista ed accesa dalla fantasia delle scenografie di Gennaro Vallifuoco, dai fondali dipinti da Raffaele De Maio, dai costumi di Giusi Giustino. Opera popolare che i secoli non hanno cancellato e che ha accompagnato il teatro napoletano oltre il suo tempo, ed ora va in scena, «trascritta foneticamente, accompagnata dalle più belle arie, motivate dalla virtuosistica esibizione dei celebri sopranisti del Settecento, i grandi ed amatissimi cantanti evirati che, per devozione e senza compenso, nel periodo natalizio, si esibivano nelle chiese con le cantate scritte di più grandi compositori di scuola napoletana». Così Roberto De Simone affida ai suoi cantanti ed attori il gioco complesso di un lavoro «che innanzitutto intende essere una esplorazione storica e antropologica sulla religiosità napoletana sia a livello colto gesuitico, sia a livello popolare». Memoria del grande spettacolo della lotta tra il bene e il male, racconto commosso della fuga della “Sacra Famiglia” avversata dalle divinità degli Inferi, lo spettacolo della “Cantata” ha acceso per secoli la fantasia degli artisti popolari e dei grandi musicisti che ne arricchivano la semplicità della messa in scena nelle chiese napoletane. De Simone in questo suo ultimo lavoro compone così il suo percorso visionario servendosi di quelle musiche, «arie scelte che fanno riferimento alla grande scuola, di Giambattista Pergolesi, Broschi, Farinelli, Cimarosa, Mozart, per uno spettacolo relativo anche alla riunificazione tra canto, poesia fonetica e musica di alta qualità di scuola», e di attori napoletani dalla grande tradizione popolare che si affiancano «alla interpretazione delle arie di bravura della splendida coloratura vocale di Maria Grazia Schiavo», fino  ad un brano finale dello stesso De Simone, eseguito dai solisti dell’Orchestra la Nuova Polifonia diretti da Alessandro De Simone. Spettacolo complesso e affascinante che ripercorre la tradizione di una presenza esclusivamente maschile nella messa in scena della popolare rappresentazione andata in scena per la prima volta nel 1698. Con la Vergine Maria e Giuseppe, rispettivamente interpretati da Michele Imparato e Pino Mauro, con il crudele Belfagor di Rosario Toscano, intento a impedire che il potere del bene arrivi sulla terra redimendo l’umanità, ed il Gabriello Arcangelo di Veronica D’Elia che li salva, il vecchio pastore Armenzio di Antonio Buonomo il pescatore Ruscellio di Biagio Musella, lo scrivano Razzullo di Oscar Di Maio ed il piccolo Benino di Luca Lubrano a fare da piccola folla nel gioco teatrale e musicale di travestimenti sorprendenti, invenzioni colorate e stupore delle luci di Gianluca Sacco. (giulio baffi)

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