Il dittico degli opposti proposto dal Balletto di Maribor

Il dittico proposto dal Balletto di Maribor diretto da Edward Clug, con un combo d’impatto corale coreografico convincente, chiude la stagione della Danza in cartellone al Teatro Regio di Parma, con due scritture stilistiche che viaggiano sulla diagonale degli opposti, lo Stabat Mater di G.B. Pergolesi e Carmina Burana di C. Orff. Presenza consolidata in Italia, anche al Teatro alla Scala, per il coreografo Clug, la collaborazione con i ballerini scaligeri si è concretizzata con le rappresentazioni di Radio&Juliet e Peer Gynt.In questa occasione, il coreografo rumeno Clug direttore artistico del Balletto di Maribor, porta sul palcoscenico una scuderia di ventotto ballerini, pronti a moltiplicarsi in scena visivamente, tanto quanto la struttura ritmica e ripetitiva richiede delle due partiture, Stabat Mater e Carmina Burana dei rispettivi compositori per un totale complessivo di due ore di spettacolo. Lo Stabat Mater di G.B. Pergolesi è una composizione Sacra del 1700, per voce soprano e contralto, la quale si amplifica rispetto alla stesura di Scarlatti, dal punto di vista stilistico, per una apertura incentrata sul pathos del testo sacro, squisitamente sentimentali, meno aulici rispetto alla sacralità descritta da Scarlatti. Una Vergine, donna e madre più umanizzata e carnale, meno distaccata ed eterea, fino a quel momento descritta anche nell’arte pittorica. Luci accese in platea e in sala mentre il brusio del pubblico non accenna ad affievolire, i ballerini lentamente entrano posizionandosi seduti in diagonale di bianco e nero vestiti in tute accademiche minimal, come la disposizione dei tasti di un pianoforte. Si muovono fluidi nello spazio rispettando giochi geometrici e prospettici astratti, pur rispettando una trama narrativa del canto che suggerisce il passaggio della natività alla sequenza dolorosa poetica attribuita a Jacopone da Todi, che medita sul dolore di Maria sotto la croce di Gesù, in piedi. Nella ripetizione liturgica tutto si compie, quasi monocorde anche i movimenti coreografici, i cui i quadri narrativi si esplicano attraverso lo spostamento dei moduli in scena che duttilmente si trasformano, in panca, grotta, croce, sepolcro. Sulla diagonale degli opposti, Carmina Burana si paventa di rosso fuoco come fiamme negli abiti dei danzatori che lavorano al centro delpalcosfruttando il movimento circolare e la sua ritualità meno sacra e più profana, data anche dalla presenza di un’enorme struttura circolare sospesa sopra i corpi danzanti dei ballerini come uno stargate, una porta spazio temporale semovente entro la quale agiscono e si relazionano i numerosi ballerini sincronici in azione, calandola su e giù nello spazio. Con uno stile solenne e ripetitivo, Carmina Burana, composta da C.Orff nel 1930-36, è una cantatascenica basata su 24 componimenti poetici medievali, che appartiene al trittico teatrale Trionfi, una raccolta di canti medievali in latino, tedesco e francese antico, il cui tema principale è la sorte, la Fortuna, trattata con toni satirici, goliardici e bacchici. Il coreografo Clug, anche in questo caso rispetta il senso del sentimento narrativo pur estraendolo in chiave contemporanea minimalista e geometrica, come in una installazione del terzo millennio, attualizzando il pensiero di una umanità uguale a se stessa e senza tempo.                                                                                                                   La prima di numerosi coreografi a mettere in scena Carmina Burana fu Mary Wigman, nel 1943 a Lipsia, esponente della danza libera tedesca e pioniera della danza moderna. Mentre nel 1959 John Butler, con l’interpretazione di Carmen de Lavallade e Glen Tetley, si esibirono al NYCity Opera, a cui seguirono altre Compagnie che si cimentarono in questa opera quali, Alvin Ailey Dance Company, il Ballet West, il Richmond Ballet fino ad arrivare ai giorni attuali.

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