“Questo film è stato un percorso complesso, ma serviva per completare una passione della mia vita: la danza. Avevo bisogno di mettere un punto su ciò che questa disciplina mi ha dato e l’ho trovato in Liliana Cosi, una donna che mi ha aperto un mondo sulla danza non solo come espressione, ma come forma di vita”. Così la regista Camilla Ferranti in un’intervista all’AGI ha presentato il docufilm “Antidiva”, a margine dell’evento nella Sala Spadolini del Ministero della Cultura.
La presentazione del documentario “Antidiva”dedicato a Liliana Cosi presso la Sala Spadolini del Ministero della Cultura, oggi 13 maggio, nasce come un incontro aperto ai giovani danzatori e alle giovani danzatrici delle scuole di danza italiane, con l’obiettivo di iniziare a creare uno spazio reale di ascolto, confronto e avvicinamento alle istituzioni. Un’azione che mette al centro anche insegnanti e realtà provenienti dalle periferie e dalle zone meno servite, riconoscendo in queste scuole un avamposto culturale diffuso e capillare sul territorio nazionale.
Per attivare questo dialogo è stata scelta un’icona internazionale della danza come Liliana Cosi, étoile del Teatro alla Scala, formatasi presso la Scuola di Ballo del teatro e protagonista di una carriera che l’ha portata sui principali palcoscenici internazionali, dal Bolshoi al Kirov, fino a tournée nei più importanti teatri d’Europa, Stati Uniti e Asia. Ha danzato con alcuni dei più grandi artisti del Novecento, tra cui Rudolf Nureyev, portando in scena i grandi titoli del repertorio classico e contribuendo alla diffusione della danza italiana nel mondo.
Il documentario “Antidiva”, già nel titolo, comunica con chiarezza ai giovani un messaggio essenziale, il valore dell’impegno, della cultura e del sacrificio come fondamento di ogni percorso autentico, in contrapposizione a logiche superficiali e immediate. In un periodo storico in cui l’immagine e l’apparenza rischiano di rappresentare per le nuove generazioni un messaggio fuorviante questa testimonianza assume un valore ancora più urgente e necessario.
A rafforzare questa direzione, la regista Camilla Ferranti ha adottato un linguaggio narrativo moderno e dinamico, pensato per dialogare con le modalità di fruizione contemporanee e intercettare una generazione sempre più abituata ai contenuti digitali, rendendo il racconto
accessibile e coinvolgente.
Accanto alla carriera artistica, Liliana Cosi ha fondato con Marinel Stefanescu il Balletto Classico Cosi-Stefanescu e una scuola con sede a Reggio Emilia, divenuti un punto di riferimento per la formazione di giovani danzatori, con un’attività capillare che ha inciso profondamente nella crescita culturale e professionale di intere generazioni.
È proprio questa struttura di incontro diretto, trasmissione di valori, accesso alle istituzioni e coinvolgimento dei territori a rendere l’iniziativa una concreta applicazione promossa dal Ministero della Cultura. Non un riferimento formale, ma un’azione reale, portare dentro le istituzioni i giovani, riconoscere il ruolo formativo delle scuole di danza diffuse nel paese e utilizzare la cultura come strumento attivo di inclusione, coesione e costruzione di futuro.
“La danza può dare un grande contributo sociale ai ragazzi: è un discorso di unione, disciplina e rispetto. Nelle province più piccole, dove spesso esistono solo la scuola di calcio o di danza, quest’ultima permette ai giovani di ricrearsi un’identità extra-scolastica e di trovare guide valide capaci di scoprire talenti e aprire possibilità differenti”. Secondo la regista, la figura di Liliana Cosi è l’emblema di questa missione: “Lei ha sempre voluto che la danza non rimanesse chiusa in un teatro, ma che fosse aperta a tutti, anche a chi nelle province non aveva la possibilità di vedere i grandi spettacoli, rendendola fruibile e maneggevole per chiunque”.
Interpellata sulla rinnovata attenzione istituzionale verso il settore, Ferranti ha confermato una netta inversione di tendenza: “Il Ministero ha dato un importante contributo ultimamente. La danza è stata spesso considerata la ‘Cenerentola dell’arte’ ma ultimamente sta ritrovando una nuova primavera, tangibile anche dall’aumento delle iscrizioni nelle scuole. È importante che, con un linguaggio moderno, la danza esca da quel sistema teatrale un po’ ‘infiocchettato’ affinché il bello arrivi a tutti”.
L’evento si inserisce nel quadro del “Piano Olivetti”, volto a valorizzare le scuole di danza come presidi di inclusione e coesione sul territorio nazionale.
Un grazie a Liliana Cosi, étoile internazionale e “Antidiva”, che vogliamo ricordare anche conuno scatto che la ritrae con Mario Porcile, fondatore del Festival di Nervi, tratto dal “Fondo Mario Porcile”.

