Mai come prima, il blasonato e rigoroso tempio accademico del teatro alla Scala, ha riscosso così tanto entusiasmo con un trittico di danza contemporanea, in cui il progetto coreografico di uno degli autori, l’israeliano Ohad Naharin , ha accorciato le distanze tra pubblico ed artisti in scena, facendo partecipare, i convenuti in sala, salendo sul palco al termine dell’esecuzione o in incipit, all’insegna del movimento GAGA, un pensiero e linguaggio corporeo collettivo di libertà di espressione da lui promosso, guidato e coordinato con dovizia dai ballerini professionisti scaligeri sul palco, in una partecipazione che ha visto coinvolti anche nomi conosciuti nell’ambito della danza, come quello di Oriella Dorella, nell’ultima rappresentazione. Un fervore energizzante che il teatro Piermarini, soprattutto con un pubblico giovane delle pomeridiane, ha creato le basi per un’osmosi collettiva di rispondenza tra le parti rompendo gli schemi della quarta parete, con un linguaggio attuale e in crescendo, sdoganando gli stessi danzatori a fare fuori uscire la parte più viscerale di se stessi in un rito collettivo liberatorio, pur rimanendo nello schema di scrittura e costruzione coreografica dell’autore. Un appuntamento vincente, quindi quello della direzione artistica del Corpo di Ballo diretta da Frédéric Olivieri, nell’aver saputo cogliere l’attimo così delicato nel periodo storico contingente in cui viviamo, che vede il tragico scontro bellico israelopalestinese all’apice della bestialità umana. Invitando l’esponente di punta della Batsheva Dance Company, il coreografo Naharin, da cui lui arriva e promulga da dissidente , il suo pensiero nel mondo, con questo intervento dal titolo MINUS 16, rivela un crescendo di ripetizione a canone dei gesti, scanditi, dal canto incalzante dei danzatori, mentre si svestono in progressione, in una seduta semi circolare di rituale collettivo, che ricorda vagamente la liturgìa del cerchio di una comunità nella rappresentazione antropologica del movimento, presente anche nel Bolero di Béjart con la musica di Ravel. L’inconscio lavora questo processo per immagini e lo rende potente perché riconosce la struttura delle sue radici, che sono le stesse dell’essere umano nell’atto dell’accoglienza e del donarsi. Un Corpo di Ballo e solisti generosissimi che hanno compreso nel profondo, l’importanza di essere veri nell’atto della rappresentazione, come ironico e commovente è stato il momento del coinvolgimento del pubblico in prevalenza signore dai capelli d’argento, tra cui una si è lasciata volteggiare dal ballerino Marco Messina, in un improvvisato passo a due. L’atmosfera si è colorata di altri cromatismi materici cambiando registro, con CHROMA ideato nel 2006 dal coreografo Sir Wayne McGregor, attualmente anche direttore della Biennale Danza a Venezia, di cui nel mese di luglio prossimo si articolerà e svolgerà il programma, qui con un progetto coreografico minimalista in chiave cyber, lo stile che affianca gli studi delle neuroscienze alla danza, con tagli di luci prospettiche e tutine bianche accademiche, si sono messe in luce le qualità tecniche eccelse degli interpreti, Virna Toppi, Nicola Del Freo, Maria Celeste Losa, Navrin Turnbull, Caterina Bianchi, Christian Fagetti, Camilla Cerulli, Marco Agostino, Frank Aduca, Edward Cooper. Cambio di registro poi con il bianco e nero e le sfumature velate della scala dei grigi che hanno tessuto il trait d’union tra i due quadri con la coreografia dal titolo DOV’E’ LA LUNA di Jean Christophe Maillot, attuale direttore artistico dei Les Ballets de Monte-Carlo, trasportati dalle magiche note al pianoforte del M° Leonardo Pierdomenico, in una atmosfera rarefatta di penombre e segni di grafite di matite nere sui paraventi trasparenti e le scenografie fagocitanti i costumi dei danzatori prolungamento essi stessi del movimento in scena, danzano ispirati una dolce melanconìa, tra i chiaro scuri vibranti, gli interpreti, Letizia Masini, Navrin Turnbull, Giulia Frosi, Said Ramos Ponce, Benedetta Montefiore, Marco Agostino, Gabriele Fornaciari.

