I “Gioielli” di Balanchine brillano alla Scala

JEWELS creato dal coreografo George Balanchine, balletto in tre atti, in scena al Teatro alla Scala, arriva nel tempio meneghino  dell’Arte coreutica, come una boccata d’aria fresca e frizzante, in una domenica pomeridiana primaverile, gremita di pubblico entusiasta e giovani cadetti in divisa con kepi in testa.

I “Gioielli” di Balanchine brillano nei colori e preziosi costumi di KARINSKA, nel verde smeraldo, nel rosso rubino e nel bianco splendente del diamante, con la musica di Fauré, Stravinskij, Cajkovskij, eseguita dalla impeccabile Orchestra del Teatro alla Scala diretta dal maestro Paul Connelly e al piano forte il solista, Roberto Cominati, in RUBIES.    

I balletti di Balanchine, s’impongono per la qualità del movimento e si caratterizzano per le linee, la musicalità estrema di ogni nota, l’ampiezza e il respiro, ma anche per dinamismo e incisività. La tecnica rigorosa e trasformata, si avvale della cura della parte alta del corpo e dei ports de bras, il lavoro sulle punte, quello dei salti, e dei pas de deux. Ogni passaggio tecnico stilistico è frutto della sua formazione, dalle sue radici al suo peregrinare in Europa, fino a giungere in America dove pose le basi per la nascita del suo metodo e Compagnia di Balletto.   

La scrittura coreografica di JEWELS, è differente in ogni sua ambientazione, dal romanticismo francese del tutù degli emeralds, con il quale, il coreografo russo, evoca il suo passaggio a Parigi, al temperamento brillante e brioso dei rubies, dichiaratamente più moderno e newyorkese, fino al rigore imperiale russo per diamonds, culla delle origini ove Balanchine, pose le sue basi di formazione del balletto classico accademico.

Il debutto di JEWELS, nel 1967 a New York con l’esordio della prestigiosa Compagnia da lui fondata, il NYCB, New York City Ballet e la School of American Ballet, fu un vero e proprio lancio e promo pubblicitario per fare ri-conoscere e spolverare la realtà della  scuola e Compagnia, ideando sul tema dei gioielli della famosa maison  del disegnatore di gioielli, Claude Arpels, il manifesto e il biglietto da visita del lavoro di Balanchine. Una vera e propria campagna e strategia di marketing pubblicitaria, molto coerente con il momento storico e la trasversalità delle correnti artistiche e dei suoi creativi dell’epoca, spesso in connessione e contaminazione, come  Warhol.

Ma chi era Balanchine?

George Balanchine, nato in Georgia nel 1904, si formò come danzatore all’Accademia Imperiale di San Pietroburgo. Dopo aver lasciato la Russia per entrare nei Ballets Russes di Diaghilev a Parigi, in tournèe con Nijinskij e la Pavlova, vi creò a soli 24 anni, il suo primo capolavoro APOLLO. A richiesta del mecenate americano Lincoln Kirstein, si trasferì a New York, dove con lui fondò, nel 1948, il NYCB e la scuola associata., dei quali fu direttore fino al 1983, anno della sua morte. Compose 425 coreografie, delle quali le più famose sono Serenade, Concerto Barocco, The Four Temperaments, The Nutcracker, Agon e JEWELS. In questi balletti allargò il vocabolario della tecnica classica, semplificando le linee e dinamizzando i ritmi. Suki Schorer, prima ballerina del NYCB, ebbe il compito di affiancare, raccogliere e divulgare il verbo coreografico del maestro per oltre 24 anni, attraverso la diffusione didattica e pedagogica dello stile balanchiniano. Diceva….” La danza, per B., è davvero una –visualizzazione-della musica”…costruendo così uno stile unico e moderno, americano, che fece entrare definitivamente la danza nella sua nuova dimensione neoclassica.   

Pertanto non a caso nei rispettivi tre temi, si ritrovano geometrie spaziali di passi e movimenti, che talvolta in emeralds, evocano il passaggio delle Villi in Giselle, o la Sylphide, in stile puramente romantico dei ballet blanc, segmentando gli à plomb e gli arabesque penché; o come in rubies, si ritrova abbozzata la danza di folklore presente in Petrushka, e il movimento minimalista del cavallo al trotto, simbolo di un’era futurista che corre verso un’epoca dadaista e d’avanguardia con la PoP Art degli anni ’60; mentre in diamonds, il rigore e i passi virtuosi, riportano alla mente, il tecnicismo presente nella Bella Addormentata e il Lago dei Cigni, come pure la promenade della danza popolare di Corte, in Romeo e Giulietta. Un omaggio stilizzato, in cui Balanchine, sembra volesse dire al mondo, “guardate quanto è ricco e variegato il nostro repertorio, che attinge dal passato, per rivolgersi al futuro, in una chiave di lettura modernizzata”.

Tutto questo in JEWELS, con lo smalto che si addice alla grande tradizione della Scuola di Ballo del Teatro alla Scala e della sua Compagnia, oggi diretta dall’ étoile Manuel Legris, puntualmente in scena ritrova l’anima dello stile balanchiniano, guidata dalla supervisione di Ben Huys e Patricia Neary.

In Emeralds, il guizzo e la leggerezza di Christian Fagetti, Claudio Coviello, Gabriele Corrado, Vittoria Valerio, Caterina Bianchi, Marta Gerani, Gaia Andreanò e il Corpo di Ballo, calzano perfettamente lo spirito danzante romantico. Mentre in Rubies, Nicoletta Manni, suadente come la Carmen di Bizet, riempie la scena con il suo assolo, tra il brillante passo a due di Agnese Di Clemente e Domenico Di Cristo, con il Corpo di Ballo in toto spumeggiante. Infine, con Diamonds, il passo a due principesco con Maria Celeste Losa e Timofej Andrijashenko, questi, abituati a vederlo in coppia con la Manni, insieme al Corpo di Ballo del Teatro alla Scala, chiude in trionfo la rappresentazione, con un pubblico generoso di applausi.

….”la raffinatezza, la musicalità, la pulizia e la velocità insegnate dalla tecnica di BALANCHINE, mi hanno dato la libertà necessaria per interpretare e quindi danzare, al di là, della sola esecuzione dei passi…non si può insegnare il talento, ma il talento ha bisogno della tecnica per esprimersi”…
Alessandra FERRI

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