Presenza come desideri in “Oreste” al Sannazaro

C’è un uomo coi suoi ricordi che sono quasi sempre incubi, c’è un bambino nascosto nella sua mente malata, ci sono presenze con cui parlare di notte. Presenze che sono desideri e presenze che sono invece da cancellare e ricordi non belli da trasformare in qualcosa di sopportabile per chi vive rinchiuso da tutta la vita. E c’è il gran sogno di un viaggio, per andare lontano, attraversando lo spazio, altri mondi e pianeti, fin verso la luna dove forse c’è un padre ad attendere un figlio. È la storia de “L’Oreste. quando i morti uccidono i vivi” scritto da Francesco Niccolini, messo in scena per la regia di Giuseppe Marini affidato alla partecipe tenerezza d’attore Claudio Casadio. Uno spettacolo in scena per tre sole repliche al Teatro Sannazaro. Storia triste d’amari percorsi di vita, esemplare percorso raccolto in spazi dolorosi, testimonianza di sofferenza vista con l’occhio disarmato di un testimone malato e non più giovane ma ancora rinchiuso nella mente fanciulla che si sdoppia e ricorda a frammenti.

Gran forza visionaria di questo spettacolo è il disegno che si proietta e si moltiplica sul fondo del palcoscenico. Ha colori forti dell’affresco e il tratto preciso del disegno a matita per restituirci gli spazi dell’incubo e i volti di amici immaginari e necessaria a vivere, bambini già adulti nel tempo fisso della malattia e della reclusione. Così lo spettacolo si moltiplica nel disegno di Andrea Brunoche trascina lo spettatore nel mondo parallelo e fantastico facendogli vivere il sogno visionario di Oreste ormai adulto. Rassegnato e curioso, incapace e fremente, l’uomo vive i suoi ultimi giorni a cavallo di quelli che la storia degli ospedali psichiatrici ci ha consegnato come “liberatori”.

Quando le porte furono aperte e chi voleva poté affrontare il mondo che si rivelò subito ostile a chi attrezzato ad affrontarlo non era. Così Claudio Casadio regge sulle sue spalle di attore solitario il gran lavoro dell’allegria senza senso, del dolore infinito, della inadeguatezza alla vita, della memoria del rifiuto, del sogno deluso. Ed è percorso non facile da raccontare, che lascia l’amaro in bocca ed il rimorso nella mente di una società che ancora stenta a trovare risposte.

Prodotto dall’Accademia Perduta Romagna Teatri – Centro di Produzione Teatrale – Società per attori in collaborazione con Lucca Comics&Games, lo spettacolo ha ricevuto gli applausi del pubblico, purtroppo assai scarso e si replica ancora un’ultima volta questo pomeriggio alle ore 18,30.

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