Eduardo De Filippo: un forte alleato nell’ethos greco

Georgios Katsantonis analizza il successo teatrale e di critica in Grecia

Fra i massimi esponenti della cultura italiana del Novecento, Eduardo De Filippo è stato un autore di numerosi drammi teatrali da lui stesso messi in scena e interpretati e, in seguito, tradotti e rappresentati anche all’estero, tra cui la Grecia, dove le sue innumerevoli commedie di successo hanno trovato un terreno fertile come spiega Georgios Katsantonis, un giovane studioso laureatosi in Studi Teatrali all’Università di Patrasso(Grecia). Studioso di letteratura teatrale italiana, il suo interesse lo ha portato a conseguire un master di secondo livello in Letteratura, scrittura e critica teatrale frequentato all‘Università degli Studi di Napoli Federico II nel 2013.

Tratto dalla sua tesi ha pubblicato per la Feltrinelli.it: “Le opere di Eduardo De Filippo sul palcoscenico greco. Tre casi: Teatro d’ Arte di Karolos Koun,Teatro Nazionale Greco, Teatro Nazionale della Grecia del Nord”, una ricerca capace di offrire una visuale organica e dettagliata del teatro di Eduardo De Filippo, ben supportata dall’analisi di documenti e giudizi critici (inediti sul piano storiografico), attraverso una ricerca nei maggiori archivi dei teatri greci di rilevanza storica e fama internazionale. Il Teatro d’ Arte di Karolos Koun , il Teatro Nazionale Greco di Atene e il Teatro Nazionale della Grecia del Nord di Salonicco.

Georgios Katsantonis è anche il traduttore in lingua greca della versione teatrale di Gomorra di Roberto Saviano Mario Gelardi e ha pubblicato numerosi saggi tra i quali: «Il fascino del teatro orientale: Esotismo e concezioni cosmogoniche», «La regista Ariane Mnouschine», «Drammaturgia cilena: Analisi sui Fiori di Carta di Egon Wolff », «Nikolaj Gogol: Diario di un pazzo – un’ approccio psicanalitico lacaniano», «Teatro di violenza Sarah Kane, Psicosi : La violenza come mezzo di mutamento della coscienza».

Nella sua introduzione il giovane scrittore e drammaturgo (in Grecia è docente di drammaturgia teatrale e regista) scrive: «Le opere di Eduardo De Filippo sul palcoscenico greco sono un tema di ricerca puntuale e circoscritto che si colloca all’ interno di un percorso ben più ampio, un soggetto di studio transculturale. Sfiorando un’ altro polo del panorama eduardiano, quello greco, si evince come esista una storia parallela in una fase di interculturalismo, un’ insieme di cose che ci rivelano una serie di scambi, una dialettica nel senso originario del termine in un gioco di specchi in cui l’ immagine del teatro eduardiano – spiega Katsantonis- è visibile in modo imponente da alcuni dei registi riformatori e innovatori più importanti dell’ Εllade. Al di là di ogni strumentalizzazione ideologica dal debutto in Grecia del teatro di De Filippo nel 1948 e poi ottiene il consenso del pubblico e della critica. Basta dare uno sguardo sulla sua drammaturgia, unica nel suo genere, per riconoscere e distinguere un forte alleato nell’ ethos greco».

Fin dalle prime frasi si comprende come questa ricerca divenuta un testo di riferimento per lo studio del teatro eduardiano, sia in grado di sviscerare la consistenza culturale e teatrale nel suo complesso di quanto De Filippo sia stato un autore celebrato e considerato come figura di spicco del panorama artistico greco. Il libro esalta l’importanza stessa della drammaturgia del grande autore napoletano in grado di creare sui palcoscenici allestimenti che sono dei capisaldi di un teatro nazionale straniero per lo più sconosciuti alla larga maggioranza della cultura accademica italiana. Ad onor del vero la pubblicazione si fregia di essere un’opera inedita per il contenuto e la ricerca svolta, a fronte di nessun precedente in materia.

Ogni capitolo del libro si compone delle rappresentazioni teatrali messe in scena in ordine cronologico. Ognuno comprende la sinossi dell’ attività artistica dei tre teatri, le locandine degli spettacoli distinguibili dalla formulazione: autore – titolo rappresentazione – compagnia, personaggi e interpreti, data della prima e teatro, eventuali replica e tournée. Il ricercatore poi si occupa della critica e la registrazione di documenti e giudizi critici che sono conservati sugli archivi dei teatri e il proprio materiale fotografico indicativo. Un lavoro certosino che denota la serietà di riflessione così dettagliata da aver originato una monografia strutturata in più progetti di riferimento e in grado di fornire una nuova chiave di lettura del contributo alla diffusione della drammaturgia eduardiana all’estero, rimasta sconosciuta per lungo tempo. Leggendo il saggio ci si sofferma su un passaggio chiave dell’analisi compiuta da Katsantonis: «Un’ aspetto importante emerso è il passaggio da una gestione napoletana ad una gestione greca, problematica enfatizzata dalla maggioranza delle recensioni. Anche se le due culture presentano molte similitudini interferiscono sempre dei problemi interculturali. Emblematico in tal senso è il problema della “napoletanità”».

Proseguendo nella disamina del testo ci si imbatte in una riflessione che vira subito verso un senso di approvazione e conferma per quanto viene sostenuto nella tesi. L’autore dopo aver consultato tutte le recensioni pubblicate che trattano le commedie di De Filippo spiega che «..il nucleo essenziale delle recensioni fornisce un quadro amplissimo essendo focalizzato sulla drammaturgia eduardiana, il quale concepisce l’ uomo come un “piccolo mondo”, in cui è riflesso l’ universo, dichiarando in questo modo il suo rapporto palese con il neorealismo fiorito in Italia che, basandosi sulla realtà, e vedendola con semplicità, criticamente, interpreta la vita come è e gli uomini come sono. Un neorealismo di origine documentaristica e di forte coscienza sociale – e proseguendo – il realismo di Eduardo è un realismo umano o, più che umano, un realismo dei valori umani. I suoi personaggi sono “tipi” presi dalla vita e non “attori”Non dimentichiamoci che il neorealismo del cinema italiano è discepolo, morfologicamente e come stile, della grande tradizione teatrale di Scarpetta, di Bertolazzi (El nost Milan che lo rappresentò in modo straordinario Strehler, e precede come tematica perfino “i Bassi Fondi’’ di Gorky) e dello stesso Eduardo De Filippo prima della Guerra».

La profondità di pensiero su cui si basa la sua analisi denota una conoscenza del patrimonio culturale italiano nella sua accezione più vasta. In merito al contributo della critica esaminatrice delle commedie citate: Questi Fantasmi nel 1948; Napoli Milionaria – 1953; Questi fantasmi – 1963; Questi Fantasmi; Le voci di dentro -1986. Il sindaco del Rione Sanità – 1986; Questi Fantasmi; Napoli Milionaria – 1977; Sabato, Domenica e Lunedì – 1989; e Gli esami non finiscono mai – 1992, è di particolare rilevanza la comparazione tra il successo dell’opera di De Filippo rispetto a quello ottenuto in Grecia. Scrive a tal proposito Katsantonis: «… l’esito della drammaturgia eduardiana in Grecia è la prova del riconoscimento ottenuto oltre confine. In Italia il grande successo di pubblico è stato guardato dai settori più snobistici come segno di un’ arte troppo facile, troppo disponibile e troppo popolare. Ma Eduardo rimane sempre nella coscienza del teatro greco un filosofo della realtà, un maestro del pensiero tragico-comico, che ha il compito di sviluppare “la più alta coscienza del mondo e della vita’’, rinunciando alla visione dogmatica e metafisica della vita consacrata alla trasformazione dei costumi sociali. L’analisi chiarifica la ragione del l’ interesse dei registi greci verso la figura di Eduardo De Filippo rivelando un intensa osmosi culturale».

Un testo di riferimento a cui vale la pena dare la giusta importanza, di facile comprensione e utile per chi vorrà approfondire la conoscenza di un uomo e artista che ha rappresentato e rappresenta tutt’ora a merito il titolo di ambasciatore di una tradizione teatrale e culturale che non conosce confini. L’indiscutibile valore del drammaturgo napoletano viene riconosciuto dalla critica e dalla pubblicistica avvenuta nel corso degli anni delle rappresentazioni che si sono susseguite. L’opera letteraria che verrà presentata in Italia nel mese di giugno in varie istituzioni culturali e teatri, da parte dell’autore stesso invitato da esponenti della critica e della cultura, rappresenta e assolve un importante compito di offrire ai lettori una una prospettiva su come sia stato recepito con grande interesse il teatro di Eduardo in Grecia.

Esemplificativa è la frase riportata nella prima pagina che introduce la prefazione del libro, desunta da un pensiero dello stesso Eduardo: «Lo sforzo disperato che compie l’uomo nel tentativo di dare vita un qualsiasi significato è Teatro». L’autore afferma a ragione quando dice che «la drammaturgia eduardiana riconosciuta a livello internazionale, naturalmente orientata verso temi reali, favoreggia il vivere sul serio quello che gli altri nella vita recitano male. Drammaturgia piena di Napoli, di vitalità, di colori, di forti emozioni e di libertà nel senso migliore del termine, mira a provocare l’”euforia” della verità, senza cadere nei luoghi comuni».

Già in queste prime parole c’è tutto il pensiero eduardiano che sta alla base delle sue rappresentazioni teatrali, uomo acuto e attento osservatore della vita quotidiana della sua città, e spiega ancora a ragione Katsantonis, quando nell’affermare lo spirito insito nelle commedie dello scrittore teatrale «non rivendica il male sociale con termini filosofici, intellettuali o metafisici, ma inizia dalla vita quotidiana e la presenta con tutte le sue sfumature sul palcoscenico usando il linguaggio verbale degli uomini di strada. Quando poi si serve del dialetto diventa ancora più espressiva, ancora più cromatica, riesce ad avere una comunicazione quasi rituale con il pubblico».

(Roberto Rinaldi)

Le opere di Eduardo De Filippo sul palcoscenico greco 

Georgios Katsantonis 

Ilmiolibro.it (Feltrinelli.it) 

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