In ricordo di Massimo Castri

Il regista toscano, tra i maestri del teatro italiano, nato a Cortona il 25 maggio 1943, si è spento il 21 gennaio 2013 nella sua casa di Firenze.
Dopo un debutto come attore nel 1967 in Unterdenlinden di Roversi al Piccolo Teatro di Milano (regia di Majello), nei due anni successivi, 1968/1970, inizia la felice avventura della Comunità Teatrale dell’Emilia Romagna.
Firma la sua prima regia per la Loggetta di Brescia (I costruttori d’imperi di Vian, Teatro Santa Chiara, novembre 1972) e collabora con Giancarlo Cobelli alle messinscene de La Figlia di Iorio di D’Annunzio e de L’Impresario delle Smirne di Goldoni. La stagione 1973/74 lo vede regista di due novità, Fate tacere quell’uomo: Arnaldo da Brescia e É arrivato Pietro Gori, delle quali è coautore.
Dalla stagione 1974/1975 è regista stabile della compagnia della Loggetta – Centro Teatrale Bresciano. Vi allestisce tra l’altro La Tempesta di Shakespeare, Un uomo è un uomo di Brecht, Fantastica Visione di Scabia. Ma la ricerca del regista si è concentrata particolarmente sulla crisi del dramma borghese, con una serie di importanti messinscene di Pirandello iniziata con Vestire gli ignudi (Brescia, 1976), La vita che ti diedi (Brescia, 1978), Così è se vi pare (Milano, 1979) e proseguita con La ragione degli altri al Teatro dei Filodrammatici di Milano (1983) e Il piacere dell’onestà con la Compagnia Teatro e Società (Verona, 1984).
Un altro autore molto amato da Castri è Ibsen, di cui mette in scena Rosmersholm (Firenze, 1980), Hedda Gabler (1980, con Valeria Moriconi, produzione Emilia Romagna Teatro), e Il piccolo Eyolf (Pavia, 1985).
Da ricordare inoltre la messinscena di Edipo di Seneca (1978) e Caterina di Heilbronn di Kleist (1981), personale introduzione al teatro del romanticismo tedesco.
Con Emilia Romagna Teatro, Castri ha anche diretto Trachinie di Sofocle, presentato al Festival di Spoleto nel 1983. Affronta anche Goethe (Urfaust, presentato alla Biennale di Venezia ’85) e Cechov (Il Gabbiano) con grandissimo successo di pubblico e critica.
Negli anni successivi continua la lunga collaborazione con ERT: Il Berretto a sonagli di Pirandello – 1989, Le serve di Genet – 1990, Amoretto di Schnitzler – 1991, La vita è sogno di Calderon De La Barca – 1991.
Con il CTB mette in scena La famiglia Schroffenstein di Kleist, e con Veneto Teatro I rusteghi di Carlo Goldoni. Negli stessi anni lavora intensamente anche all’attività didattica con la Civica Scuola d’Arte Drammatica di Milano e con L’Atelier Costa Ovest.
Nel 1993 inizia la collaborazione con lo Stabile dell’Umbria realizzando la memorabile Elettra di Euripide e l’Ifigenia in Tauride. Nel 1994 diventa direttore del Teatro Metastasio di Prato, per cui realizza tra il ’94 e il ’98 il monumento goldoniano La trilogia della villeggiatura (in collaborazione con il Teatro Stabile dell’Umbria), Oreste di Euripide, Orgia di Pasolini, Fede speranza carità di Von Horvart nello spazio storico del Fabbricone. Nel 1997 conclude la sua esperienza con il Teatro Stabile dell’Umbria con La ragione degli altri. Firma inoltre la regia de Gli innamorati di Goldoni (Teatro Metastasio di Prato,Teatro Stabile del Veneto).
Nel 1999 dirige a Bruxelles una delle sessioni di lavoro del progetto Ecole de Maitres. Dal 2000 al 2002 ha diretto il Teatro Stabile di Torino e in questo biennio ha messo in scena spettacoli rigorosi e affascinanti, guardati con ammirazione a livello nazionale, come Ifigenia di Euripide, Madame De Sade di Yukio Mishima e John Gabriel Borkmann di Henrik Ibsen.
Nelle stagioni 2003 e 2004 aggiunge altri allestimenti alla propria incessante ricerca su Pirandello, firmando per lo Stabile di Palermo Questa sera si recita a soggetto, e per il Teatro di Roma Quando si è qualcuno con Giorgio Albertazzi.
Nel 2004 è stato direttore del 36° Festival Internazionale del teatro organizzato dalla Biennale di Venezia. Successivamente Castri ha alternato collaborazioni con Emilia Romagna Teatro Fondazione (Il padre di Strindberg, con Umberto Orsini, 2005), lo Stabile di Palermo (Spettri di Ibsen) e il Teatro di Roma (Alcesti di Euripide).
È del maggio 2006 la messa in scena di Ecuba di Euripide al Teatro Greco di Siracusa per il XLII Ciclo di Rappresentazioni Classiche organizzate dall’Istituto Nazionale del Dramma Antico.
Per il Teatro di Roma dirige nel 2007 Tre sorelle di Cechov, l’anno successivo Porcile di Pasolini e, nel 2010, Il misantropo di Molière.
Prosegue la collaborazione con ERT, per il quale Castri dirige per due anni i Corsi di Alta Formazione per Attori, e mette in scena nuovi spettacoli: Così è (se vi pare) di Pirandello (2007), La presidentessa di Maurice Hennequin e Pierre Veber (2009).
È del 2010 il bellissimo allestimento (produzione ERT, Teatro di Roma, Teatro Metastasio di Prato) di Finale di partita di Beckett che gli è valso il Premio Ubu e il Premio Alabarda d’oro, ultimi tra i numerosi Premi che si è aggiudicato nella sua carriera: Premio del Consiglio d’Europa; sette premi Ubu per Trachinie, La famiglia Schroffenstein, Il berretto a sonagli, I rusteghi, La trilogia della villeggiatura La ragione degli altri, John Gabriel Borkman, e Premio Gassman nel 2008 per Così è (se vi pare).
La sua ultima regia è dello scorso anno: La cantatrice calva di Ionesco (produzione Teatro Metastasio di Prato), andato in scena il 17 e 18 gennaio scorsi al Teatro Ermanno Fabbri di Vignola.

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