PREMIO DELLA CRITICA 2015

ALESSIO MARIA ROMANO

MOTIVAZIONE

Quando si parla di teatro danza si mette in evidenza in particolare quanto la danza ha assorbito dal teatro in termini di densità per contenuti narrativi e psicologici: Alessio Maria Romano ha dimostrato, in molteplici, preziose collaborazioni – da Ronconi a Malosti a Rifici ad altri ancora – come il teatro si arricchisca meravigliosamente di senso e di bellezza attraverso un accurato intervento coreografico. Alessio Maria Romano ha intrapreso diverse esperienze per la scena, attore, membro del Centro Internazionale della Danza, docente di movimento scenico e training fisico in scuole prestigiose, come lo Stabile di Torino e il Piccolo di Milano, presidente del Centro Studi di Ricerca Pedagogica sul movimento Laban/Bartenieff Italia. Ci sono degli elementi in uno spettacolo – come il rapporto tra spazio scenico e il corpo degli interpreti, il gioco dei movimenti e il ritmo dei passi, la scioltezza delle azioni, il dinamismo d’insieme – che a volte sfuggono al rilevamento critico, ma che sono spesso il principio primo, la sostanza segreta, che dona forza, fluidità, energia comunicativa a un evento teatrale. Questo il sorprendente dono di Alessio Maria Romano al teatro: con straordinaria competenza, intelligente sensibilità, incoraggia gli attori a muoversi con consapevole scioltezza nei loro ruoli, mentre i personaggi vanno così conquistando maggiore profondità, tra infinite – spesso indefinibili – sfumature: emozioni coreografiche sui palcoscenici di prosa.

Teatro Gioia, Piacenza, 1 ottobre 2015

Il presidente ANCT

Giulio Baffi

 

 

Giorgio Milani premia Alessio Maria Romano

Giorgio Milani premia Alessio Maria Romano

 

 

 

PREMIO DELLA CRITICA 2015 – TEATRI DELLE DIVERSITÀ

GINEVRA SANGUIGNO E ITALO BERTOLASI

MOTIVAZIONE

Ginevra Sanguigno, attrice, clown, mimo, formatrice, diplomata in Mimo all’Accademia d’Arte Drammatica con Marise Flach, studia danza, teatro rituale e di maschera in India e Indonesia, prosegue la sua formazione prima con Marina Spreafico e Kuniaki Ida e in seguito con il maestro giapponese Min Tanaka nel suo Laboratorio di Meteorologia del Corpo. Italo Bertolasi, viaggiatore, etno-fotografo, scrittore, bodyworker, ha scritto e fotografato per i più importanti magazine geografici d’Europa, unendo la passione del viaggio allo studio della cultura sciamanica dei popoli in Hindu Kush, Himalaya, Cina e Giappone e sviluppando progetti per stimolare i potenziali di crescita della “natura” umana. Fondano nel 2000 l’associazione Clown One Italia Onlus insieme a Patch Adams. Con lui propongono missioni nei paesi di guerra o in luoghi con emergenze umanitarie e collaborano alle attività formative del Gesundheit! Institute fondato nel 1972 a Hillsboro, West Virginia (Stati Uniti). Dall’Afghanistan ad Haiti, dalla Cambogia allo Sri Lanka, dalla Russia al Nepal (dove tornano abitualmente), dalla Palestina alla Costa d’Avorio, Bosnia, Brasile, sono diventati ambasciatori della figura del Caring Clown (letteralmente “Clown che si prende Cura”), non spettacolare, che spesso non ha bisogno del naso rosso e che ascolta i bisogni dell’altro e si presenta al mondo con coraggio e umiltà. Una figura, quella del Caring Clown che, con empatia e condivisione, sorride, abbraccia, guarda le persone negli occhi, ride di sé stesso, è pronto ad aiutare in modo sincero.

Teatro Gioia, Piacenza, 1 ottobre 2015

Il presidente ANCT
Giulio Baffi

 

 

Vito Minoia premia Ginevra Sanguigno (e Italo Bertolasi)

Vito Minoia premia Ginevra Sanguigno (e Italo Bertolasi)

 

PREMIO DELLA CRITICA 2015

ANTONIO VIGANO’

ACCADEMIA ARTE DELLA DIVERSITA’ – TEATRO LA RIBALTA

MOTIVAZIONE

Con Michele Fiocchi Antonio Viganò ha costituito nel 1984 la Compagnia Teatro La Ribalta che si è fatta portatrice di una sua poetica originale, essenziale e raffinata sin dai suoi esordi, non solo nel settore del teatro ragazzi. Nel ‘95 si distingue come autore dirigendo “Excuse-le, il vestito più bello” della Compagnia francese de l’Oiseau-Mouche, per la quale firmerà negli anni successivi altri due memorabili spettacoli: “Personnages” e “No exit”.Negli anni successivi viene ripetutamente invitato a produrre opere basate su proprie drammaturgie in Russia, Francia, Svizzera e nel 2003 Gino Santoro lo invita a Lecce come docente al DAMS Salento per l’insegnamento di “Teatro sociale e della comunità”. È nel 2009 che si stabilisce a Bolzano dove fonda in seguito la Cooperativa “Accademia Arte della Diversità-Teatro la Ribalta”, esplorando l’arte che racconta la diversità e la diversità che si fa arte. Qui, grazie ad un significativo lavoro di relazioni con le istituzioni territoriali e all’apporto di un qualificato gruppo di collaboratori – tra i quali si distingue la danzatrice e coreografa Julie Anne Stanzak- riesce a dar vita a quello che possiamo definire un esempio d’eccellenza ed anomalia al tempo stesso nel panorama del teatro italiano: una Compagnia professionale integrata che negli ultimi anni ha dato vita ad opere di rara bellezza come “Impronte dell’anima”, “Minotauro”, “Il suono della caduta”, “Nessuno sa di noi” nelle quali risuonano temi di strettissima attualità e storie che appartengono all’umano, traendo ispirazione da alte suggestioni letterarie o – nel caso del recente nuovo allestimento di “Personen/Personaggi” – da Pirandello. Una appassionata ricerca del valore della vita e dei veri sentimenti.

Teatro Gioia, Piacenza, 1 ottobre 2015

Il presidente ANCT
Giulio Baffi

 

Claudio Facchinelli premia Antonio Viganò

Claudio Facchinelli premia Antonio Viganò

 

PREMIO DELLA CRITICA 2015

LINA PROSA

MOTIVAZIONE

Con la Trilogia del Naufragio Lina Prosa ha dato prova che è possibile ancora oggi coniugare le ragioni della poesia con quelle dell’impegno civile. Dinanzi ai drammi quotidiani che ci chiamano con forza a una riflessione sulla nostra recente storia e sulle relative rimozioni, l’uomo di teatro non può restare indifferente, rifugiandosi negli stilemi noti e pacificanti di un teatro ben fatto. L’artista deve interrogarsi, porre domande, denunciare, senza rinunciare alla trasfigurazione poetica. Lina Prosa lo ha fatto, con una Trilogia che affronta, coraggiosamente e in presa diretta, il dramma dei rifugiati, dei popoli in fuga dalle guerre e dalla miseria, inseguendo il miraggio di una vita migliore. Lo ha fatto con una scrittura scarna, che mira alla concretezza del dolore e, allo stesso tempo, alta, non cronachistica, letterariamente ricercata. Lampedusa Beach, Lampedusa Snow e Lampedusa Way sono le tre tappe di un calvario laico: una discesa nelle profondità marine e poi una simbolica ascesa che rappresentano un viatico verso la conoscenza. La Trilogia, che Lina Prosa ha anche portato in scena da regista prima alla Comédie Française di Parigi e poi al Teatro Biondo di Palermo, è un processo alla nostra cattiva coscienza, che tuttavia ci offre un riscatto attraverso il rituale del teatro.

Teatro Gioia, Piacenza, 1 ottobre 2015

Il presidente ANCT
Giulio Baffi

 

Roberto Rinaldi premia Lina Prosa

Roberto Rinaldi premia Lina Prosa

 

PREMIO DELLA CRITICA 2015 – HYSTRIO

LINO MUSELLA

MOTIVAZIONE

Un passo alla volta. Imparando dai migliori. Scegliendo di volta in volta i colleghi con cui lavorare, gli amici, i maestri. E facendo emergere con sempre più convinzione quel talento che Hystrio riuscì a intercettare già nel 2003, assegnandogli la Borsa di Studio Gianni Agus nell’ambito del Premio Hystrio alla Vocazione. Non c’è stato nulla di scontato nel percorso di Lino Musella. Ci si poteva perdere. Invece, in questi dodici anni, il trentacinquenne napoletano è diventato uno degli interpreti più eclettici e convincenti della sua generazione. Il Natale in casa Cupiello di Antonio Latella (che già l’aveva voluto nel 2012 per C’è del pianto in queste lacrime) è stato solo la vetrina più appariscente, come l’importante ruolo in Gomorra di Stefano Sollima per Sky. In realtà alle spalle c’è un lungo lavoro di crescita e formazione che ha trovato nella Compagnia Musella Mazzarelli il contesto ideale dove potersi sviluppare. E in Paolo Mazzarelli un prezioso compagno di viaggio. Fondato nel 2008, il gruppo, con una manciata di spettacoli (Due cani, Figli di un brutto Dio, Crack Machine, il fortunatissimo La Società), è diventato una della realtà più solide della scena contemporanea, permettendo ai due protagonisti di intrecciare competenze attoriali e registiche, tecniche e drammaturgiche. Parallelamente Musella si è messo alla prova attraverso le collaborazioni con Virginio Liberti e Antonio Mingarelli. O, più recentemente, con l’Hamlet prodotto lo scorso anno dal Teatro di Roma per la regia di Andrea Baracco, nobilitato da un’ottima interpretazione nel ruolo del protagonista. Di certo dopo dodici anni è un piacere ritrovare Lino Musella, questa volta con il Premio Hystrio-Anct, a testimoniare il valore di un percorso dalle molte potenzialità ancora inesplorate. Ma già splendidamente adulto.

Teatro Gioia, Piacenza, 1 ottobre 2015

Il presidente ANCT

Giulio Baffi

 

 

Claudia Cannella premia Lino Musella Premio Hystrio

Claudia Cannella premia Lino Musella Premio Hystrio

 

PREMIO DELLA CRITICA 2015

ROBERTO LATINI

MOTIVAZIONE

Roberto Latini, figura capocomicale di elevata e raffinata poetica ne “I giganti della montagna”, capolavoro incompiuto di Pirandello, restituisce universalità alle inquietudini esistenziali che permeano il lavoro del grande agrigentino incarnando nella sua unica figura di attore la sconfitta dell’arte, il cupo dissolvimento degli ideali, la paura, il travaglio umano. Attraverso un pregevole lavoro vocale e sonoro, l’uso calibrato di microfoni e distorsioni acustiche Latini riesce a essere di una potenza evocativa e poetica strabiliante componendo un quadro di immagini terribili e oniriche mentre la scena, panorama lunare, si rivela un tappeto di spighe di grano rinsecchite e cangianti, i sipari trasparenti sono trasfigurazione di un disegno di luce su un corpo-cadavere di attore già fantoccio e le musiche di Gianluca Misiti colmano vuoti silenzi. Latini, in una storia che sta tra favola, realtà e mito, dove i Giganti sembrano essere parte di noi, mette a nudo il suo corpo, ci dona la sua anima, la sua arte, in questo esaltando il gioco del teatro ma, allo stesso tempo, dicendoci che il teatro è una possibilità necessaria di rimediare alla crisi civile e politica, pertanto estetica, costruendo Bellezza.

Teatro Gioia, Piacenza, 1 ottobre 2015

Il presidente ANCT
Giulio Baffi

 

Nicola Arrigoni premia Roberto Latini

Nicola Arrigoni premia Roberto Latini

 

 

PREMIO DELLA CRITICA 2015

“SCANNASURECE”

MOTIVAZIONE

“Scannasùrece” è un testo – quello potente di Enzo Moscato, immagine di una città terremotata e fragile nelle fondamenta della sua articolata struttura così come della sua identità –, è un’interpretazione, poeticamente superba nella sua drammaticità, quella di Imma Villa, la cui maestria d’attrice restituisce realismo e intensità al personaggio che interpreta con vibrante tensione –, è una regia, complessa e accurata – firmata da Carlo Cerciello – in grado di valorizzare ogni sua singola componente e, nella sua unitarietà, porsi quale virtuale luogo teatrale e reale, in cui l’estetica si fonde con la recente storia napoletana; la solitudine di uno si fa metafora del degrado morale e materiale di una molteplicità, e interpretazione e parola, simbologie e ricordi ricostruiscono un tempo sempiterno. “Scannasùrece” è riflesso capovolto di quella fotografia stereotipata che a tratti contraddistingue Napoli, forzatamente mascherandone i molteplici altri volti che qui, invece, con furente vigore esplodono, risalendo dal basso, dalle ferite più profonde, come magma che ribolle di sofferenza, povertà, emarginazione, vita. Quella vita che lo spettacolo di Cerciello tratteggia, sbircia, racconta tra lirismo e drammaticità, ironia e pianto, fede e feticci, vuoto e veleno. E che le luci di Cesare Accetta, i costumi di Daniela Ciancio, le musiche di Paolo Coletta, il suono di Hubert Westkemper, perfettamente concertate, enfatizzano accompagnandone la narrazione e lo sviluppo, che nel suo ricercato minimalismo si impone per struggente forza, universalità ed epicità. Oltre ogni “napolitudine”.

Teatro Gioia, Piacenza, 1 ottobre 2015

Il presidente ANCT
Giulio Baffi

 

 

Claudia Provvedini premia lo spettacolo "Scannasurece" di Carlo Cerciello e Imma  Villa

Claudia Provvedini premia lo spettacolo “Scannasurece” di Carlo Cerciello e Imma Villa

 

PREMIO DELLA CRITICA 2015

PROGETTO LIGABUE” di Mario Perrotta

MOTIVAZIONE

Dal Teatro La Cucina di Milano al borgo di Gualtieri, un itinerario teatrale che ha segnato tanto i territori attraversati quanto l’esistenza umana dell’interprete. Mario Perrotta si rivela (forse anche a sé stesso) non solo il teatrante a tutto tondo già noto, attore/autore/regista, ma anche organizzatore di complessi eventi di massa e perfino valente artista visivo in grado di fondere gesto, parola e segno grafico. Nel restituire vita al pittore “matto” della Bassa, paga anche un debito di riconoscenza verso lo sceneggiato Rai che gli fece incontrare da ragazzo la figura di Ligabue. Perrotta riallaccia qui i legami con i temi già visitati dell’emarginazione e dell’esclusione sociale e per ampliarli e approfondirli adotta ancora una volta, dopo la Trilogia sull’individuo sociale, la forma del progetto tripartito. Sviluppa dunque temi ricorrenti (primo fra tutti il rapporto tra creatività e isolamento dell’artista) nell’arco di tre stazioni articolate tra loro in un crescendo via via più impegnativo ed emozionante: monologo, spettacolo di prosa e danza, e un insieme di tre indimenticabili percorsi site-specific, con riprese e intermissioni analoghe ai sensi delle variazioni in una sinfonia orchestrale. Col valore aggiunto di mettere al proprio fianco oltre ai compagni di scena dell’ITC Teatro, drammaturghi o interpreti, anche altri talenti tra i più rilevanti del teatro nazionale e della musica d’oltre confine.

Teatro Gioia, Piacenza, 1 ottobre 2015

Il presidente ANCT

Giulio Baffi

 

Sandro Avanzo premia il Progetto Ligabue di Mario Perrotta

Sandro Avanzo premia il Progetto Ligabue di Mario Perrotta

 

PREMIO DELLA CRITICA 2015

MILVIA MARIGLIANO

MOTIVAZIONE

Al culmine di una già più che lusinghiera carriera, nel corso della quale ha dimostrato di saper attraversare con disinvoltura i più differenti generi e linguaggi, Milvia Marigliano è stata, nel corso della scorsa stagione, una delle grandi protagoniste della scena, grazie a quattro significative interpretazioni: Martha, fiera leonessa, carnefice e vittima in “Chi ha paura di Virginia Woolf” di Edward Albee, Amanda, fragile e logorroica, madre patetica ed oppressiva in “Zoo di vetro” di Tennessee Williams, Nerissa, dama svampita, intrigante ed irresistibile nel “Mercante di Venezia” shakespeariano, ed Ombretta, divertente ed allo stesso tempo sorprendentemente tragica, nella novità assoluta “Ombretta Calco” di Sergio Pierattini. Che siano ruoli appartenenti al teatro americano del ventesimo secolo, come quelli sostenuti nei due spettacoli diretti da Arturo Cirillo, o al repertorio del teatro elisabettiano, seppur rivisitato dalla visione contemporanea di Valerio Binasco, o alla più recente drammaturgia italiana, come il monologo di cui è regista Peppino Mazzotta, la Marigliano riesce a trovare una chiave del tutto personale ed originale, che punta, partendo dallo straniamento, a restituire in maniera quasi alchemica l’assoluta verità dei drammi e dei sentimenti delle donne che fa vivere sulla scena in tutta la loro umanità. Grazie anche alle sue straordinarie doti comunicative, messe al servizio di una creatività interpretativa di grande estro e rigore, si conferma, così, definitivamente, quale una delle migliori attrici del teatro italiano.

Teatro Gioia, Piacenza, 1 ottobre 2015

Il presidente ANCT

Giulio Baffi

 

Gianni Poli premia Milvia Marigliano

Gianni Poli premia Milvia Marigliano

 

 

PREMIO DELLA CRITICA 2015

ANTONIO LATELLA

MOTIVAZIONE

È balzato agli onori della cronaca per le atmosfere cupe, ossessive, l’erotismo strisciante delle pièce. Ha riaffermato il nome con coraggiose intromissioni nel contemporaneo. Discettazioni formali che rielaborano capolavori anche filmici del passato, rivelandone nuovi e più controversi punti di vista. O, su di un altro versante, piccole monografie che scavano nel fondo di storie ordinarie, ancorate ai grandi nomi, di frustrazione ed emarginazione. Di questo percorso, le regie di Natale in Casa Cupiello e Ti regalo la mia morte, Veronika, sono la sintesi. Due riferimenti ineludibili, per l’entroterra culturale dell’artista, che portano a risultati di eccellenza gli esperimenti di scomposizione formale e/o psicologica fin qui seguiti. Il tentativo, in definitiva, di partire dal dato naturalistico, l’illustrazione oleografica tout court, per poi superarlo, forzandone stilemi e linguaggi, codici, cliché e incrostazioni semantiche, secondo una sensibilità tutta pirandelliana che mira, prima di ogni altra cosa, a rivelare l’inattualità dei sistemi e delle forme date, la coazione a ripetere. Per la capacità che ha dimostrato di reinventare la tradizione, infarcendola di riferimenti, idee, modelli, citazioni e inquietudini che ben ci riguardano, va ad Antonio Latella un meritato premio della Critica.

Teatro Gioia, Piacenza, 1 ottobre 2015

Il presidente ANCT
Giulio Baffi

 

Alberto Dosi premia Antonio Latella

Alberto Dosi premia Antonio Latella

PREMIO “PAOLO EMILIO POESIO” 2015

ANDREE RUTH SHAMMAH

MOTIVAZIONE

La storia artistica di Andrée Ruth Shammah è iniziata a Milano tanto tempo fa, mossa da un sogno di civiltà e bellezza, da avverarsi per la sua Città, lungo un percorso impegnativo e appassionato partito dalla scena del Piccolo Teatro (galvanizzata da Giorgio Strehler), sviluppato nel sodalizio con Franco Parenti (da quel Teatro proveniente) e con la fondazione del Salone Pier Lombardo nel 1972. In questo teatro, il precoce esordio registico per mettere in scena l’opera eccentrica e molesta di Giovanni Testori, Ambleto; seguito da Macbetto (1974) , L’Arialda (1976) ed Edipus (1977). Poi Andrée sarebbe passata dal mimo di Lecoq alla parola alata di Shakespeare e di Claudel, di Goldoni e di Eduardo. Nella sua spontaneità, ha rappresentato i classici quali contemporanei e l’opera dei suoi vivi compagni d’avventura morale, estetica ed emotiva, come fuori, oltre il tempo contingente. Molti autori italiani (nonché altrettanti attori) le riconoscono un’intelligenza interpretativa e un esempio di umiltà nel rapporto creativo, capaci di rivelarli al pubblico. Come si ammiravano allora l’intuizione e lo slancio, equilibrati nella sapienza compositiva dello spettacolo, si apprezza oggi l’eclettico confronto di storiche drammaturgie nobili, esotiche e/o poetiche, con istanze sorte da un’urgenza assoluta d’attualità: mai aneddotica, sensibile alla fantasia, nel cogliere le nuove mitologie contemporanee. Con una predilezione per la cultura francese, di cui ha valorizzato la malizia di Marivaux, la comicità di Feydeau, la poetica paradossale di Claudel; con sguardi alla mitteleuropa di Kafka e Wedekind. Altra presenza, la radice ebraica, non ostentata né ripudiata. Andrée Ruth Shammah ha scelto subito i suoi segni elementari: il fuoco, l’acqua, il viaggio, mentre attraversava spazi non soltanto scenici. Ha confermato via via nelle sue “riprese” (Ondine, I Promessi sposi, Il malato immaginario…) i punti saldi nella fedeltà alla propria ispirazione e ai propri canoni espressivi. All’inadeguatezza progressiva del Salone Pierlombardo, ha saputo reagire inventando una dimensione che lo ha superato e lo ha espanso, grazie a una trasformazione radicale. Un rinnovamento che, a distanza, appare un’alchimia di abilità imprenditoriale e di pazienza, di etica e immenso amore. Frutto spirituale e di programmi rigorosi: “Ereditare una tradizione impone di progettare responsabilmente il futuro… La libertà comporta un prezzo che coscientemente dev’essere pagato”. Così, dopo il trasloco e la chiusura, la provvisorietà e i lavori in corso del cantiere, ecco la nuova Cittadella della cultura, integrata in spazi adattabili a spettacoli cangianti, per eventi a scena centrale o per attività collaterali, che vanno dai concerti ai dibattiti e alla mostre. Spirito ardente del nuovo-antico Teatro Franco Parenti, Andrée Ruth Shammah lo abita e lo governa per aprirlo ogni giorno a Milano che ne goda come un dono. Perché l’arte che vi crea, ospita o contribuisce a diffondere, sia meraviglia di visione e di pensiero partecipati. Anche per questo, con gratitudine condivisa assieme a un pubblico sempre più diffuso e rappresentativo, l’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro consegna ad Andrée Ruth Shammah il Premio “Paolo Emilio Poesio” alla carriera.

L'assessore Tiziana Albasi alla Cultura del Comune di Piacenza premia Andrée Ruth Shammah

L’assessore Tiziana Albasi alla Cultura del Comune di Piacenza premia Andrée Ruth Shammah

Teatro Gioia, Piacenza, 1 ottobre 2015

Il presidente ANCT

Giulio Baffi

 

(Crediti fotografici DEL PAPA)

 

 

Enrico Marcotti del direttivo dell'ANCT e Jacopo Mai direttore artistico del Festival L'altra Scena Teatro Gioco Vita Piacenza

Enrico Marcotti del direttivo dell’ANCT e Jacopo Maj direttore artistico del Festival L’altra Scena Teatro Gioco Vita Piacenza

 

 

Il pubblico e i premiati in sala Teatro Gioia di Piacenza

Il pubblico e i premiati in sala Teatro Gioia di Piacenza