È stata giovane madre di un figlio adulto, perduta tra desideri inconfessabili e ricordi sbiaditi che insistentemente chiedono di essere nominati. È stata la donna indesiderata e senza colpa che non ha saputo filiare. Ha dato corpo e voce a una creatura selvatica, barcollante, privata di tutto, che inutilmente cercava uno sguardo gentile, un appiglio, un briciolo di anima per non soccombere. È stata il segno inciso sulla pagina bianca che ha sollevato in terza dimensione personaggi dormienti. Ma è stata anche il corpo e l’anima di cinque donne diverse in un solo spettacolo di un’ora e mezza. “Madri”, “La gatta sul tetto che scotta”, “Anna Cappelli”, “Pagina”, “Parlami come la pioggia”. Con cinque spettacoli per nove ruoli nell’arco di un anno, Valentina Picello ha ulteriormente confermato una professionalità rara e di altissimo livello, una dedizione al mestiere senza riserve, un’adesione emotiva e critica ai personaggi e al disegno registico che li ispira. Duttile, versatile, rigorosissima, è capace di sospendere sé stessa fino a svuotarsi per accogliere anime anche molto lontane, vibrazioni impercettibili, umori inafferrabili che si liberano sulla scena in vere e proprie sinestesie: Valentina ti fa sentire l’odore corrotto di un tozzo di pane raffermo e subito dopo la musica di un corpo che si sta per risvegliare. Con generosità e rispetto, senza sfrontatezza e autocompiacimento, si è avvicinata a figure liminali e borderline rendendole terribilmente reali e poetiche.
Genova, 20 ottobre 2025
Il presidente ANCT
Giulio Baffi

