Nella solitudine della casa che Ingmar Bergman prima, e Roberto Andò poi fanno territorio di scelte severe, Alvia Reale ha costruito per il regista siciliano direttore del Teatro Nazionale di Napoli e per il suo “Sarabanda”, un personaggio memorabile per tenerezza decisa e speranza racchiusa nel tempo di un raggelato ritrovarsi. Alvia Reale, romana, attrice di cinema e televisione, ma più fortemente segnata dall’amore per il teatro, cresciuta all’Accademia di Arte Drammatica e formatasi poi alla scuola ronconiana dello Stabile di Torino, ha percorso di costruzione di architetture psicologiche di personaggi affrontati con cura severa. Sorridono poco le donne battagliere che interpreta, tanto quanto è coraggiosamente ironico il suo comportamento di donna e che conosce e valuta il lavoro di attrice scegliendo con attenzione peso e significato delle parole dei suoi personaggi a cui affida segni rivelatori, celati con cura e scoperti poi con trattenuta passione. Così le donne che Alvia Reale porta in scena hanno profondità che si rivela piano nel loro percorso, come la Marianne di “Sarabanda” portata in scena al fianco di uno strepitoso Renato Carpentieri al Teatro Mercadante di Napoli e poi in tournée, con grande successo, nei teatri italiani. Eccellente prova d’attrice, la Marianne di Alvia Reale ha ora la sua voce severa, autorevole, venata sempre di trattenuta malinconia, i suoi gesti hanno la decisione di chi sa compiere scelte al fianco dell’uomo da tempo distante, ma presenza forte di comprensione e tenerezza sospesa in un universo popolato da anaffettive solitudini incolmabili. La sua Marianne, con la richiesta e l’offerta di dolcezza non nascosta, è personaggio esemplare e prova d’attrice di straordinaria sapienza, come modulata seguendo per impercettibili movimenti psicologici il progetto della regia e la musica di Joanne Sebastian Bach che Pasquale Scialò ricompone nel tempo dello spettacolo.
Genova, 20 ottobre 2025
Il presidente ANCT
Giulio Baffi

