Si delinea più chiaramente l’idea lanciata nel numero 61 della rivista Teatri delle diversità, dopo il Festival delle Colline Torinesi, dalla Associazione Nazionale dei Critici di Teatro per una nuova rivista internazionale plurilingue

Oggi immaginare una critica nazionale che si occupa di ricerca estetica contemporanea, sarebbe un po’ come guardare il panorama da una serratura. La circuitazione di artisti e operatori a livello europeo, e ormai anche extra-europeo è abbastanza regolare. Le tradizioni sono state portate oltre i confini nazionali e, di più, si sono mescolate con quelle straniere.

A questo punto alcuni critici, si sono guardati intorno e hanno constatato un’assenza: quella di un luogo d’incontro (virtuale) tra le varie pratiche performative in cui s’imbattono nelle loro rispettive carriere. Parlandone in un’occasione dopo l’altra (soprattutto negl’incontri organizzati dall’ANCT), si sono contati ed erano in diversi a sentirne il bisogno. Solo il fatto di trovarsi d’accordo, in così tanti, sulla stessa esigenza ha fatto immaginare una piattaforma web che contenga contribuiti di critici di varie provenienze geografiche, che riflettono di spettacoli visti, anch’essi prodotti e circuitati in Europa.

Idealmente i contributi non saranno solo scritti e tradotti in più lingue, ma sono frutto di tradizioni diverse sia nei temi, che nei soggetti, che nello stile. È importante che siano, poi, affiancati anche da contenuti di altri formati: dagli ormai classici immagini e video, a registrazioni o letture in files audio, ad un blog o, meglio ancora una chat che permetta scambi di opinioni e informazioni in tempo reale. Sempre idealmente la piattaforma susciterà l’interesse non solo di critici e artisti, ma anche e soprattutto degli operatori e degli altri addetti ai lavori, nella speranza di concretizzare un luogo di scambio che in un primo momento si sostituisca agli spostamenti fisici, oggettivamente complessi, ma che poi viceversa li promuova e li favorisca.

Fin qui, l’idea è relativamente originale, nel senso che già esistono esperienze abbastanza simili, anche a livello mondiale (che poi è il sogno e la speranza per il futuro dei promotori). Un elemento che si è subito presentato come fondamentale è la “selezione naturale” dei partecipanti al progetto. “Naturale” nel senso che siano davvero entusiasti e interessati a prendervi parte dal momento in cui nasce, per poi prendersene cura nel corso della sua vita (che si auspica lunga). Per agire “secondo natura”, e sotto gli occhi di tutti coloro che potranno poi beneficiare della piattaforma, la selezione iniziale avverrà attraverso un bando pubblico, volto a selezionare un gruppo di critici di varia provenienza, con una carriera non ancora avviata.
L’altra esigenza è quella d’infondere nella nuova generazione di critici quella serie di competenze che se non accompagnano la passione (verosimilmente già innata), rischiano di avvizzirla nel percorso di perfezionamento. Da qui l’idea di affiancare due diverse generazioni di professionisti del settore, che abbiano un tempo cronologico che li distanzia non tanto a livello anagrafico, quanto piuttosto nello spessore di competenze e contatti. Per raggiungere lo scopo di una trasmissione di questi elementi in un contesto non accademico, non formale e di lavoro sul campo, ovvero partecipando a festival internazionali organizzati sul territorio nazionale (verosimilmente un paio per ogni paese coinvolto).

La fase attuale è quella che in gergo tecnico viene chiamata “studio di fattibilità”. E, per esser certi di cogliere con precisione le criticità del panorama della critica nazionale e sovranazionale dei paesi che si vogliono coinvolgere (oltre all’Italia, Georgia, Croazia, Francia e Grecia), si sta procedendo con una raccolta di contributi sullo stato dell’arte della critica nel proprio paese, che verranno pubblicati uno ad uno sui prossimi numeri di Teatri delle Diversità. Perché le criticità emerse saranno proprio ciò che si cercherà di sanare attraverso gli scambi dei critici ai festival e, successivamente, nella piattaforma web.

Eleonora Felisatti

Il presente articolo è tratto dalla rivista Teatri delle diversità, n.62, pagg.33-36. Si ringraziano autore ed editore per la gentile concessione alla pubblicazione.