Il Teatro Aenigma e la Compagnia Lo Spacco celebrano la 52a Giornata Mondiale del Teatro con lo spettacolo Lu Santo Jullàre Françesco (Mario Pirovano su testo di Dario Fo) nel Teatro della Casa circondariale di Pesaro alle ore 14 di domenica 24 marzo 2013.  Patrocini di International University Theatre Association, Associazione Nazionale dei critici di Teatro, I.T.I. Italia.
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Un monologo in cui prende vita un’ intera serie di personaggi dell’Italia medievale: Papi e Cardinali, soldati sui campi di battaglia, contadini e venditori al mercato, monaci e cavapietre.

La realtà storica e la tradizione popolare si intrecciano senza sosta nel ripercorrere alcuni dei momenti più significativi della vita di Francesco: la richiesta di approvazione della Regola al Papa Innocenzo III, la predica agli uccelli, l’incontro con il lupo, la malattia agli occhi…
Lavorando su leggende popolari, su testi canonici del Trecento e su documenti emersi negli ultimi cinquant’anni, Dario Fo elabora un’immagine non agiografica di San Francesco: spogliato dal mito, ritroviamo un personaggio provocatorio, coerente, coraggioso, ironico.
Del resto era lo stesso Francesco a definirsi “jullare di Dio”, e questo proprio negli anni in cui l’imperatore Federico II promulgava un editto contro i “Joculatores” considerandoli buffoni osceni!
Dice Fo: “Della giullarata Francesco conosceva la tecnica, il mestiere e le regole assolute. Non teneva mai prediche secondo la convenzione ecclesiastica, anzi, rifiutava l’andamento del sermone. Sappiamo pure che cantava, recitava, si muoveva con tutto il corpo, braccia, gambe, piedi, suscitando divertimento ma anche commozione fra i presenti… ”

Ne è esempio la famosa “concione di Bologna”. Nel 1222 il Santo, invitato a tenere un’orazione sulla guerra di nuovo esplosa contro gli Imolesi, si rivolge ai presenti con la classica “provocazione a rovescio” dei giullari, cosicché esalta la guerra e condanna la pace. L’effetto è immediato, tanto che il popolo chiede a gran voce la pace che verrà firmata di lì a breve.

Il carattere dirompente della provocazione di Francesco risalta anche nella scena dell’incontro con il Papa, quando chiede di ritornare al messaggio del Vangelo al di là di ogni ipocrisia; come pure quando decide di parlare al lupo dimostrando di non temere il diverso, il “nemico”.

La pace, la guerra, l’amore per la natura, lo spirito di fratellanza tra gli uomini, il dolore e la gioia, la ricchezza e l’umiltà… temi di ieri e di oggi, in uno spettacolo che diverte, commuove e provoca.

“Mio padre  – scrive Mario Pirovano – faceva il calzolaio, mia madre era operaia. Ho trascorso la mia infanzia nell’antica cascina Serbelloni di Pregnana, alle porte di Milano. Da bambino giocavo tra i campi di grano e conducevo le mucche al pascolo o le portavo ad abbeverarsi, aiutando mio zio. Sono stato apprendista di bottega, commesso, macellaio, installatore di condizionatori d’aria… dall’età di dodici anni non c’è mestiere che io non abbia sperimentato. Poi, a ventiquattro anni, sono emigrato in Inghilterra, e anche qui ho svolto i mestieri più disparati”.
“Vivevo a Londra da quasi dieci anni. Una sera sono andato al teatro ‘Riverside Studios’ per assistere a “Mistero Buffo”: fu una folgorazione. Nella lingua, nei gesti, nei personaggi e nelle storie popolari di quell’opera io ritrovavo le atmosfere e le situazioni della mia infanzia contadina. Nella denuncia dell’ingiustizia, nella voglia di riscatto e nell’ironia mi sono riconosciuto subito completamente, consapevole del valore sociale oltre che artistico del testo”. “Sono tornato ogni sera a teatro per rivedere lo spettacolo e conoscere finalmente Dario Fo e Franca Rame. Da quel momento sono entrato a far parte della loro compagnia ricoprendo incarichi diversi: traduttore, responsabile della diffusione del materiale editoriale, aiuto elettricista, aiuto macchinista, direttore di scena, assistente alla regia, comparsa…”
Mario Pirovano

Mario Pirovano è un autodidatta di grandi qualità espressive. Per anni è stato ad ascoltare le mie esibizioni, ha seguito le lezioni e le dimostrazioni che davo ai giovani attori. Alla fine ha assimilato come un’ idrovora tutti i trucchi e la “sapienza” del mestiere al punto da poter arrivare ad esibirsi da solo con grande successo. Personalmente ho assistito ad una sua esibizione nell’ Università di Firenze, facoltà di lettere. L’ ho trovato eccezionale. Soprattutto non mi faceva il verso, non mi imitava. Dimostrava una propria carica del tutto personale, una grinta di fabulatore di grande talento.” Dario Fo