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La recente decisione presa dal governo di Recep Tayyip Erdoğan di mettere al bando in Turchia autori e testi della tradizione occidentale, da Shakespeare a Brecht, da Goldoni ai drammaturghi della contemporaneità, è l’ultimo atto di una più ampia strategia che da qualche tempo, dietro l’alibi della sicurezza nazionale, mira a imporre un pensiero unico e un potere personale e totalitario, portando indietro le lancette della Storia.

In questi anni abbiamo collaborato, come critici, come osservatori, come giornalisti, come operatori, come semplici appassionati, con decine di artisti, autori e intellettuali turchi. Sempre abbiamo avuto da loro qualcosa da imparare, e sempre qualcosa da comunicare, forse anche da insegnare, in uno scambio continuo e fecondo d’idee, sereno e appassionato, che è o dovrebbe essere alla radice di ogni convivenza civile.

La cultura è una potentissima arma bianca che l’uomo ha a disposizione per costruire un mondo nuovo, più equo, più giusto. La cultura alimenta il pensiero critico, sottopone al vaglio della ragione le frasi fatte, le circonlocuzioni verbali, svela quanto si nasconde dietro la retorica del potere, dà un ordine un senso e una direzione agli impeti emotivi, frenando i pregiudizi che sedimentano gli odi, attingendo dalle paure.

Etichettare la cultura come pericolosa per l’ordine pubblico, uccidendo il pluralismo a favore del pensiero dominante, significa impoverire le menti, defraudarle del diritto/dovere di esprimere un’opinione libera e individuale sul mondo. Dimostra, più ancora, la paura che i censori hanno della differenza, la devianza, negando la debolezza, la singolarità dell’uno, per costruire nuovi steccati, nuove prigioni, nuove fortezze, fili spinati.

Per questo riteniamo che quanto stia avvenendo in Turchia non possa essere passato sotto silenzio. Nell’esprimere il nostro sdegno verso le politiche repressive del governo Erdoğan, vogliamo far sentire la nostra solidarietà a tutti coloro – attori, registi, critici, intellettuali – che ogni giorno lottano per la difesa della libertà di pensiero e di espressione. Costoro saranno sempre i benvenuti sulle nostre scene e i nostri teatri, come interlocutori necessari per la costruzione di quella casa comune di idee, memorie, diritti, che tutti noi, in quanto cittadini, siamo chiamati a costruire.

L’Associazione Nazionale Critici di Teatro