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La XXXV edizione del festival delle Orestiadi si apre il 16 luglio 2016 e si conclude il 6 agosto. Tre settimane dedicate al teatro, alla danza e al cinema con uno sguardo particolarmente attento al teatro di ricerca sul linguaggio e la scrittura, in molti casi proveniente dal sud, e sulla danza contemporanea.
I Maestri artisti ospiti sono accomunati dal loro percorso di autori non occasionali, concentrati su una espressività non affrettata, dedicata alla poesia, alla surrealtà, al sogno, alla visione con durezza o levità. Essi sono maestri in molti casi, importanti e indiscussi riferimenti di molte compagnie e artisti della generazione successiva. Mi riferisco a Toni Servillo, per la prima volta nostro ospite, con Toni Servillo legge Napoli che propone un viaggio nelle parole di Napoli, restituendo alla città la sua identità più profonda attraverso le parole dei poeti più importanti. Francesco Saponara e Tony Laudadiopresentano Šostakovic Il folle santo, nella scrittura di Antonio Iannelli, uno studio teatrale ispirato alla vita e all’opera del compositore russo Dimitrij Šostakovic un melologo in cui si fondono vita privata, musica e riflessioni sul rapporto cruciale tra artista e potere. E naturalmente mi riferisco a Enzo Moscato, anche lui per la prima volta alle Orestiadi e presente con i due spettacoli Compleanno e Toledo Suite, un focus su Napoli e la sua parola poetica e teatrale, una ricerca bellissima ed estrema sul linguaggio, musicale e cantato. Maestri come Spiro Scimone e Francesco Sframeli che ci presentano il loro ultimo lavoro e uno dei primi, Amore e Bar. Il loro è un felice ritorno, qui hanno creato nel passato e hanno portato i loro spettacoli in molte edizioni. Da sempre amici del festival e molto legati al senatore Ludovico Corrao che ne aveva grande stima. Più rappresentati all’estero che in Sicilia siamo orgogliosi della loro presenza ancora una volta da noi. E siamo felici di presentare per la prima volta anche il lavoro di Roberto Latini con la Compagnia Fortebraccio, artista che nella riappropriazione dei classici e nella ricerca di una scrittura scenica originale e personale ha trovato il suo percorso più vivo e profondo. Lo abbiamo voluto presentare con due spettacoli, I giganti della montagna, l’ultimo dei capolavori pirandelliani, incompleto per la morte dell’autore, un testo che Latini destina ad altro possibile, e in prima nazionale Amleto Die FortinbrasMaschine, la riscrittura di una riscrittura dall’Hamletmaschine di Heiner Müller che componeva un testo liberamente ispirato all’Amleto di Shakespeare, una riflessione politica della Germania divisa tra le più importanti del ‘900. Latini appartiene alla seconda generazione come la Compagnia Frosini Timpano, che torna al festival dopo il successo nella passata edizione con Aldo Morto, con il nuovo lavoro Acqua di colonia, presentato come anteprima, una riflessione con il linguaggio ironico dei due artisti romani sul colonialismo italiano, una ricerca sull’immaginario comune dell’Impero e una constatazione sui profughi di oggi. Per la prima volta alle Orestiadi una produzione del Teatro Libero di Palermo con la regia di Beno Mazzone, La tigre blu dell’Eufrate di Laurent Gaudé, scrittore e drammaturgo francese, noto in Francia e tradotto in Europa, con un testo del 2002 in cui con l’interpretazione di Luca Iervolino la figura eroica di Alessandro Magno si racconta manipolando la storia e dimostrando che facilmente si può trasformare un vincitore in vinto. Con Italia Numbers, scritto da Stefano Massini e Paolo Cognetti e ideato e interpretato da Isabella Ragonese, lo spettacolo e l’artista sono ospiti per la prima volta alle Orestiadi dopo una felice tournè in Italia. La musica, i testi e il canto di Cristina Donà sono una parte importante di questo spettacolo e raccontano frammenti, tracce di storie italiane, di chi subisce ed è vittima ignota e dimenticata subito, ridotta a mero fatto di cronaca.
Dopo il graduale passaggio dal teatro contemporaneo alla musica, siamo felici di presentare due spettacoli di danza contemporanea, con due compagnie tra le più importanti del panorama italiano. Dewey Dell di Cesena, compagnia fondata da Teodora, Demetrio, Agata Castellucci ed Eugenio Resta, i cui lavori sono stati presentati nei principali festival europei. Per la prima volta al festival, con una coreografia di Teodora Castellucci, Marzo, in collaborazione con il fumettista e artista visivo Yuichi Yokoyama e il direttore teatrale Kuro Tanino. E ancora danza con la Compagnia Enzo Cosimi di Roma, per la prima volta alle Orestiadi, coreografo regista tra i più autorevoli della coreografia contemporanea italiana con più di una trentina di produzioni presentate nei maggiori teatri e festival italiani e portati in tourné in tutto il mondo.
Il festival apre anche una possibilità di confronto tra giovani artisti al loro primo o secondo lavoro, con Esododi Valentino Mannias, La Buona Novella dall’opera di Fabrizio De Andrè della Associazione Teatro Libero e Le muse orfane di Ensemble 3.0.
Il percorso multidisciplinare delle Orestiadi si estende ai linguaggi del documentario d’autore con una rassegna dei più interessanti documentari degli allievi del Centro Sperimentale di Cinematografia sede Sicilia, e della fotografia negli incontri a cura del Festival Gibellina PhotoRoad con alcuni dei fotografi in mostra al Baglio Di Stefano nello stesso periodo delle Orestiadi.
Intorno alla programmazione del festival abbiamo creato dei momenti di approfondimento e condivisione sul teatro dedicati al pubblico di ogni età, con incontri post-spettacolo con gli artisti e con il progetto Incontrarsi e Rivedersi a cura di Miriam La Rocca, un percorso laboratoriale di preparazione alla visione di alcuni spettacoli. Per gli studenti universitari nasce invece la prima edizione di un laboratorio residenziale sui temi della critica teatrale, Crisi, a cura di Vincenza Di Vita in collaborazione con UniversiTeatrali- Centro Internazionale di Studi sulle Arti Performative dell’Ateneo di Messina l’Università di Messina e con Latitudini – rete Siciliana di drammaturgia contemporanea.
Vorremmo che fosse un festival da guardare ma anche a cui guardare con attenzione, per penetrare tutti i mondi poetici autentici da cui lasciarci influenzare anche nella vita. Pensiamo sempre che ci sia bisogno di pace, e noi con ostinazione crediamo che l’arte e la poesia, il teatro, la musica, la danza possano dare pace soprattutto alla nostra anima. Il gioco sarebbe semplice. Lasciare che fioriscano i giardini dei poeti, luoghi come Gibellina e tanti altri dedicati al sogno, senza esitazione, con più forte passione, con decisione, una volta per tutte. La presenza del pubblico al festival ogni anno ci da nuova energia, riusciamo persino a dimenticare per un po’ l’irresponsabilità della politica, che sembra dedicata da anni al dare sempre meno e sempre con maggior ritardo. Vi aspettiamo in tanti, sotto le stelle del Baglio Di Stefano a Gibellina. Tra di esse il volto sorridente e benevolo di Ludovico a cui come sempre dedichiamo i nostri sforzi.

Claudio Collovà
direttore artistico

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